L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha lanciato l’allarme: l’Aids, una delle malattie a trasmissione sessuale più temibili, sta ‘esplodendo’ tra gli omosessuali. Per questo ha raccomandato vivamente agli uomini omosessuali di prendere in considerazione l’assunzione di farmaci antiretrovirali come ulteriore metodo di prevenzione dell’infezione da Hiv, intraprendendo la cosiddetta ‘profilassi pre-esposizione’, accanto all’uso del preservativo. E questo perché i tassi di infezione da Hiv tra gli uomini che fanno sesso con gli uomini rimangono elevati quasi ovunque e sono urgentemente necessarie nuove opzioni di prevenzione.
Attualmente nel mondo 35,3 milioni di persone sono sieropositive. Un numero in aumento anche perché, grazie ai passi avanti fatti nella diagnosi e al maggiore accesso ai farmaci, diminuiscono i decessi: in tutto il mondo nel 2012 sono stati 1,6 milioni dopo il picco di 2,3 milioni del 2005. E dal 2011 al 2013 le nuove infezioni da Hiv sono calate di un terzo.
L’Oms ha rilasciato oggi le linee guida consolidate sulla prevenzione, la diagnosi, il trattamento e la cura dell’Hiv nelle popolazioni chiave, a pochi giorni dalla Conferenza internazionale sull’Aids che si terrà a Melbourne, in Australia, a partire dal 20 luglio. Secondo le stime, a livello globale, mediante la profilassi pre-esposizione si potrebbe raggiungere una riduzione del 20-25% dell’incidenza dell’Hiv tra gli uomini omosessuali, evitando fino a 1 milione di nuove infezioni in questo gruppo in 10 anni.
Gli studi indicano inoltre che queste persone sono 19 volte più a rischio di avere l’Hiv rispetto alla popolazione generale, le donne lavoratrici del sesso sono 14 volte più a rischio e le donne transgender sono quasi 50 volte più in pericolo.
Per le persone che si iniettano droghe, gli studi mostrano rischi di infezione da Hiv che possono essere anche 50 volte superiori rispetto alla popolazione generale. Alla fine del 2013, circa 13 milioni di persone stavano assumendo la terapia antiretrovirale nel mondo, con 11,7 milioni di queste che vivono in Paesi a basso e medio reddito. Questo ha portato a un calo del 20% delle morti legate all’Hiv tra il 2009 e il 2012.
La mancata fornitura dei servizi adeguati contro l’Hiv per gruppi ‘chiave’ come gli uomini che fanno sesso con uomini, le persone in carcere, le persone che si iniettano droghe, le prostitute e i transgender – sostiene l’Oms – minaccia il progresso globale nella battaglia contro la malattia. Queste persone sono più a rischio di infezione da Hiv, ma hanno meno probabilità di avere accesso alla prevenzione, ai test e al trattamento. In molti Paesi le leggi e le politiche discriminatorie sono i principali ostacoli all’accesso a questi servizi.
