di Cristina Pittiglio
«Fare giustizia è vittoria della democrazia». Queste le parole contenute nel discorso che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha tenuto il 2 agosto in occasione del 46° anniversario della strage della stazione di Bologna: dolore e consapevolezza si intrecciano in un prezioso quadro che dopo quasi cinquant’anni rilancia l’impegno a salvaguardare il futuro, secondo i valori di libertà, giustizia e democrazia. Democrazia, una parola tanto cara al presidente Mattarella e che ancora oggi si cerca di preservare con fiducia e attenzione. Ma dove nasce l’idea di democrazia? Per ripercorrere la storia che c’è dietro il termine, che continua a vivere e pulsare di consapevolezze, è bene partire dal quinto secolo avanti Cristo. Scenario principale è la Grecia del grande storico della guerra del Peloponneso Tucidide, l’Atene tanto narrata da Platone e Aristotele.
Quello della democrazia è un concetto piuttosto enigmatico, ed è chiaro che, se non ben compreso, potrebbe farsi anche problematico. Il termine si lega infatti ad un campo semantico piuttosto ampio che prevede diverse accezioni, spesso variegate a seconda dell’ambiente, dalla situazione in cui viene impiegato e dall’autore che ne usufruisce. L’enigmaticità della demokratia si pone non tanto dal punto di vista semantico, in quanto non sempre chiaro è il significato che il termine vuole esprimere, ma equivoca risulta anche la data in cui il concetto nasce e si sviluppa. Sono diverse le ipotesi teorizzate dagli studiosi; eppure, la democrazia appare l’esito di un lungo processo e stabilirne la prima attestazione d’uso risulta non semplice.
All’interno della parola “democrazia” i principi cardini siano essenzialmente due: il popolo (demos) e la forza, il potere (kratos). Dall’unione di questi due termini, quello che senza pensarci due volte diremmo è che la democrazia è la forma di governo in cui è il popolo a detenere il potere.
Il popolo, designato con il sostantivo greco demos, viene così spesso a descrivere la fascia più povera della popolazione, che meno è inserita all’interno della vita sociale e politica della polis, in diretta contrapposizione ora ai ricchi, ora ai nobili, ora ai migliori. Tuttavia, il demos è, secondo lo storico Tucidide, l’insieme dei cittadini che partecipano di un sistema politico che permette alla maggioranza di godere di diritti civili e di ricoprire magistrature su di un piano di parità. Il punto di forza su cui può contare la democrazia è proprio il fatto di essere amministrata dalla maggioranza. Le decisioni non vengono dunque lasciate ad una ristretta élite autoproclamatasi migliore. Il governo del popolo è sì quindi il governo della maggioranza, ma ad essere tutelato ne è l’intero popolo. I soggetti attivi della democrazia di cui parla Tucidide all’interno della sua opera storica sono quanti si impegnano per gli affari pubblici (ta koinà) e comprendono sia i ricchi, quanto i poveri. Sorprende il fatto che già durante il quinto secolo avanti Cristo i poveri fossero tutelati e avessero facoltà di partecipare degli affari pubblici, malgrado la loro posizione economica svantaggiata. È così. Infatti, Pericle (celebre statista e grande uomo politico ateniese che fronteggiò i primi anni della guerra del Peloponneso) creò le condizioni e i presupposti generali affinché anche i poveri potessero esercitare funzioni politiche. Tucidide, per bocca di Pericle, torna più volte su questo punto: ad Atene la partecipazione alla vita pubblica passa attraverso il possesso delle qualità necessarie. È possibile valorizzare il merito e le competenze individuali a favore del bene pubblico, senza tenere conto della povertà: ciò che conta è infatti la competenza di cui la polis può beneficiare. L’elemento dirompente è dunque l’inclusione dei poveri con pari dignità politica e con riconoscimenti legali. L’uguaglianza giuridica si realizza grazie alle leggi scritte, che garantiscono non solo l’esercitazione della giustizia, ma esse sottraggono privilegi arbitrari ai ricchi e ai potenti. Non diverso, tra l’altro, è quanto detto dal presidente Sergio Mattarella alla cerimonia del Ventaglio: «Non si adatti la legge al singolo: abdicherebbe lo Stato e non si rafforzerebbe la sicurezza».
Non può esservi democrazia senza cittadini realmente messi nelle condizioni di esercitare i propri diritti. Non si tratta di uniformare le differenze, quanto distribuire in parti uguali alle varie componenti della città. Trova, a mio avviso, un eco sorprendente in questo l’Articolo 3 della Costituzione Italiana che rimarca non solo una pari dignità sociale e un’uguaglianza di fronte alla legge, ma ben sottolinea l’impegno della Repubblica a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono di fatto il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione politica, economica e sociale del Paese.
Pensando che il demos rispecchi un popolo consapevole e che in quanto tale detiene un potere, siamo legittimati a pensare che il termine abbia una accezione positiva. Tuttavia, ci sono stati autori del passato greco, avversari e grandi bersaglieri della democrazia che hanno fatto del popolo una parte della polis con valore dispregiativo. A far parte del demos sarebbero così proprio i cattivi e i peggiori, esponenti della parte popolare che hanno portato Atene al declino sociopolitico. Diversi sono i termini all’interno del vocabolario greco che permettono, oltre al demos, di designare il popolo. Si pensi al sostantivo plethos che prevede un’attenzione alla moltitudine che partecipa, all’ochlos, il popolo inteso in senso fortemente dispregiativo come una massa incolta e inconsapevole. È protagonista di quel fenomeno che sempre più oggi sentiamo prendere piede, l’oclocrazia.
A creare notevoli punti interrogativi sul protagonista del potere non è dunque solo il demos, ma anche il potere. Non semplice risulta l’operazione di indagazione del tipo di potere che si riconosce dietro il kratos. Si pensa in alcuni casi ad un potere violento che si impone con la forza, da cui si trae legittimazione. Esiste tuttavia una forma di potere che viene esercitato legittimamente. È chiaro che risulta facile per gli avversari della democrazia servirsi dell’accezione negativa che fa del kratos un potere violento e illegittimo a cui viene accostato un demos, di cui fanno parte poveri e classi inferiori. Ne scaturisce così un regime basato sull’imposizione violenta del dominio delle classi inferiori sulla collettività intera. Invece, il potere democratico, come sostiene Stefano Ferrucci, si esercita percorrendo una strada comune tra il demos tutto e i suoi capi. Una definizione che sembra prendere terreno per quel che riguarda la democrazia nel mondo greco è quella secondo cui il demos a turno impersona due ruoli: governa ed è governato. Questo è da una parte soggetto di questo potere, attraverso la presa di decisioni, la presenza in occasioni pubbliche e la detenzione di diritti e doveri, ma succede anche che quel potere di governo di eserciti sul popolo. Il demos legittima un potere. Governare sul demos significa governare grazie ad un’autorità che solo il demos può concedere. Ciò che rende forte la democrazia è proprio la partecipazione popolare: oggi e allora.
La piena realizzazione della democrazia è possibile? No, o meglio, non è realizzabile se giudicata con gli occhi dei moderni. Se guardata con gli occhi dei Greci essa rappresenta a pieno titolo una rivoluzione politica, sociale, economica, culturale. Studiare la democrazia antica significa oggi comprendere le critiche ad essa legate, così come le minacce affrontate da una società che propone un modello partecipativo. Anticamente come ai nostri giorni, delegittimare il popolo significa voler eliminare la partecipazione di tutti come alternativa per la risoluzione dei problemi. La longevità della democrazia ateniese indica una risposta etica, politica ed inclusiva e, anche quando riceve aspre critiche sul suo funzionamento, è in grado di offrire all’umanità un progetto costruttivo volto all’autonomia, al miglioramento etico e morale e a una partecipazione diretta ed efficace ai processi decisionali. La democrazia è sempre legata a valori di libertà, uguaglianza e giustizia, che non dovrebbero essere affatto considerati miti. La democrazia sarà sempre soggetta a miglioramenti e, pur con tutti i problemi che presenta, lodarla significa avere la convinzione che sia in grado di garantire al maggior numero possibile di persone la possibilità di esprimersi senza ricorrere alla violenza fisica. Gli aspetti positivi superano di gran lunga quelli negativi e l’incapacità del popolo di governare viene superata dalla costante pratica dell’esercizio delle cariche pubbliche.
In conclusione, la democrazia, nell’autorappresentazione che gli Ateniesi stessi creano, nasce dalla cacciata dei tiranni e si struttura avendo come principi ispiratori la mescolanza e l’apertura del corpo civico, in una nuova organizzazione non solo politica, ma anche territoriale e temporale. «Demokratia è il vocabolo che sublima il potere assoluto del demos», ha detto lo storico Pietro Cobetto Ghiggia. Rispondi a tutti Inoltra
