Trump e Netanyahu bombardano ma se la guerra continua è colpa dell'Iran: parola di don Abbondio Tajani

mbarazzanti. Patetici. Comunque, irrilevanti. Il Medio Oriente esplode. Uno Stato sovrano bombardato, l’Onu non pervenuta, l’Europa avvertita solo a operazione iniziata. E loro che fanno? Si arrampicano sugli specchi.

Trump e Netanyahu bombardano ma se la guerra continua è colpa dell'Iran: parola di don Abbondio Tajani
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28 Febbraio 2026 - 20.15


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Imbarazzanti. Patetici. Comunque, irrilevanti. Il Medio Oriente esplode. Uno Stato sovrano bombardato, l’Onu non pervenuta, l’Europa avvertita solo a operazione iniziata. E loro che fanno? Si arrampicano sugli specchi. Emettono un comunicato insipiente e poi dichiarano, dichiarano, con qualcuno che prova a punzecchiare, per fini interni, gli altri alleati. 

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È il circo governativo. 

La guerra è iniziata da ore. Ed ecco la prima nota ufficiale che esprime “vicinanza alla popolazione civile iraniana che con coraggio continua a richiedere il rispetto dei suoi diritti civili e politici». È quanto si legge in una nota diffusa da Palazzo Chigi al termine della conferenza telefonica presieduta da Giorgia Meloni cui hanno preso parte il vicepresidente e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il vicepresidente Matteo Salvini, il ministro della Difesa Guido Crosetto, i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari e i vertici dell’Intelligence.  Antonio Tajani ha specificato che in Iran ci sono meno di 500 italiani e che il governo è pronto a evacuarli in Azerbaigian.

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Non una parola sull’attacco. Non una critica, sia pur larvata, al duo criminale che lo ha scatenato l’attacco. Non sia mai. 

A parlare della vicenda è anche il vicepremier Antonio Tajani. «Il presidente del consiglio è costantemente informata da me da stamani all’alba sull’evolversi della situazione e la nostra prima preoccupazione è quella dei nostri connazionali e poi lavoriamo sempre per la pace sperando che si concluda rapidamente questa guerra, ma la reazione iraniana sembra già pronta quindi non c’è da essere troppo ottimisti in questo momento», ha detto il ministro degli Esteri a SkyTg24. E ha poi aggiunto: «Per il momento non ci sono problemi per i nostri connazionali, durante gli attacchi non c’è stato alcun ferito italiano, quindi possiamo tranquillizzare le famiglie degli italiani che vivono in Iran». 

Il prode (sic) Tajani tocca l’apice dell’ipocrisia, attività che lo vede sempre sul podio. Stati Uniti e Israele aggrediscono uno Stato sovrano, dichiarano candidatamene di volerne decapitare la leadership, a partire dalla Guida suprema e dal presidente e giù a seguire. E visto che non esistono bombe “intelligenti” ecco le prime vittime civili: mentre scriviamo, è salito a 51 il bilancio delle uccise sabato in un attacco aereo su una scuola femminile nel sud dell’Iran. Secondo la televisione di stato, che cita un funzionario locale, «durante l’attacco missilistico israeliano di questa mattina su una scuola elementare femminile nella contea di Minab, 51 studentesse sono state uccise e 60 sono rimaste ferite». Per il duo criminale alla guida di Stati Uniti e Israele, sono solo “effetti collaterali” di una operazione sacrosanta. Come lo sono stati gli oltre 73mila palestinesi massacrati a Gaza. Forse hanno fatto fuori l’ultraottuagenario Khamenei, che già aveva predisposto la sua successione. Un trofeo da esibire per i due “cacciatori” di Washington e Tel Aviv. 

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Ma se la guerra non finisce è perché l’Iran ha reagito, starnutisce il don Abbondio della Farnesina. 

Qualcuno provi a spiegargli che non esiste alcun rapporto di intelligence che affermi che l’Iran fosse in procinto di attaccare né Israele né altri al mondo, né che si stesse dotando di un’arma atomica, e nessuno ha mai corroborato l’ipotesi che detenga o stia sviluppando missili in grado di raggiungere gli stessi Stati Uniti. Ma comprenderlo per Tajani è forse chiedere troppo. 

All’elenco dei dichiaranti non poteva certo mancare l’altro vicepremier, Matteo Salvini. Che fa sapere urbi et orbi che «Abbiamo appena fatto una call come governo, è chiaro che la via diplomatica è sempre la preferibile».  «Noi seguiamo la vicenda e ci occupiamo e preoccupiamo di tutelare i civili a partire dagli italiani che sono in Iran» aggiunge Salvini, sottolineando che «a quanto mi risulta siamo stati avvertiti ad attacco cominciato».

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Quest’ultima annotazione è un po’ velenosetta, ma si sa, lui deve provare a distinguersi un po’ (si professa uomo di pace, vedi Ucraina) e poi deve fare i conti con Vannacci…

C’è poi Crosetto. Quanto a profondità di pensiero e di parola, il ministro della Difesa si erge almeno di una spalla sugli altri (esclusa la ducetta di Palazzo Chigi, che in quanto ad abilità oratoria e capacità trasformistica se li mangia tutti).  Nella sua prima esternazione a caldo, Crosetto sostiene quanto segue: l’attacco all’Iran “non è sicuramente una guerra che dovrebbe avere prospettive di lunga durata. Diventerebbe difficile per gli stessi Stati Uniti, viste le dimensioni e il numero di abitanti dell’Iran. Non si può pensare a un’operazione di conquista dell’Iran. Non esiste alcuna alternativa immediata all’attuale guida iraniana, e poi parliamo di un enorme Paese in termini di dimensioni geografiche e di popolazione”, ha spiegato Crosetto. “Io penso che l’intento sia quello di costringere l’Iran a un cambio di politica, a sedersi a un tavolo negoziale e desistere dal tentativo di avere un’arma nucleare. Un’Iran con l’arma nucleare sarebbe una variabile totalmente impossibile da controllare”, ha aggiunto Crosetto.

Non esiste alcuna alternativa immediata all’attuale guida iraniana, annota Crosetto dando prova di realismo. Peccato che a pensarla così non siano Trump e Netanyahu. 

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A proposito, fateci caso: nessuno tra i governanti del fu Belpaese  li nomina mai. Imbarazzanti e servili. 

E poi, chi (Trump) denomina l’attacco all’Iran “Furia epica” o il “Ruggito del leone” (Netanyahu), possono mai spaventarsi del “ruggito dei conigli” nostrani…

Post-scriptum: Sempre a proposito di “leoni”. Ci sono pure quelli da tastiera: gli analisti-direttori con l’elmetto in testa, che una guerra non l’hanno mai praticata, vissuta sul campo.  Ma sì, quelli che dalle prime pagine della stampa mainstream o nei salotti televisivi pontificavano sul diritto di difesa d’Israele, che s’inalberavano, e continuano a farlo, quando qualcuno osa parlare di genocidio. 

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Oggi sono stati riarruolati, ed eccoli sentenziare nelle maratone televisive: l’attacco all’Iran è un’operazione preventiva contro mascalzoni che pianificavano una nuova Shoah nucleare. Il diritto internazionale diventato carta straccia; le Nazioni Unite umiliate; improbabili leader (il figlio dello Scià e roba del genere) spacciati per guide sicure del “nuovo Iran). Una narrazione mortifera spacciata per analisi obiettiva. 

Per costoro, Netanyahu e Trump non sono due guerrafondai, oltre che mentitori seriali. No, i due sono gli eroici liberatori del popolo iraniano. Come lo sono stati per i gazawi. Sono l’espressione del mondo libero che porta la democrazia. Con le bombe. 

I mentori della guerra giusta sono già pronti a scatenarsi contro i “pacifinti” che, testardamente, continuano a sostenere che la guerra non è la soluzione e che, lo fa Francesco Vignarca, uno dei animatori di Rete italiana pace e disarmo, chiede al “Governo italiano e a quelli della Unione Europea di dissociarsi da questa follia, di richiedere la convocazione immediata del Consiglio di sicurezza dell’Onu e di interdire l’uso delle basi, dei porti e degli aeroporti alle forze armate degli Stati Uniti impiegate in questa guerra illegale”.

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Da scolpire quanto dichiarato da Marco Mascia, Presidente Centro Diritti Umani “Antonio Papisca” – Università di Padova, e  Flavio Lotti, Presidente Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace: “Il nuovo attacco di Israele e degli Stati Uniti contro l’Iran è completamente illegale, insensato e ingiustificabile. È un nuovo folle passo dentro la terza guerra mondiale che si va estendendo. Nell’impunità e nel silenzio generale.

Ci duole ripeterlo ma “chi non ripudia la guerra -ai sensi dell’art. 11 della nostra Costituzione e della Carta delle Nazioni Unite- è fuori-legge”.

Questa nuova guerra è l’ennesima violazione del diritto e della legalità internazionale. Costituisce un atto di aggressione ai sensi dell’art. 1 della Carta delle Nazioni Unite e viola l’art. 2 che stabilisce che gli stati “devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite”. Ancora una volta vengono stracciati i principi e le norme contenute nella Carta delle Nazioni Unite e nel diritto internazionale dei diritti umani.

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Mentre a Gaza e in Cisgiordania continua il genocidio e la persecuzione del popolo palestinese, dopo i bombardamenti americani nello Yemen nel marzo 2025, in Iran contro i siti nucleari nel giugno 2025, in Qatar contro la leadership di Hamas nel settembre 2025, in Siria e in Nigeria nel dicembre 2025, questa guerra conferma la volontà di Israele e Stati Uniti di imporre la legge della forza sulla forza della legge.

Chi ha sferrato questa nuova guerra deve rispondere dei crimini che sta compiendo. Nessuno è al di sopra della legge. Chi non la condanna, è complice. Chiediamo alla Corte penale internazionale di esercitare la propria giurisdizione ai sensi dello Statuto di Roma.


Il regime iraniano – come tutti i sistemi autocratici e dittatoriali – va contrastato con coerenza dall’intera comunità internazionale e dalle Nazioni Unite con i numerosi strumenti del diritto, della legalità e della giustizia penale internazionale di cui oggi disponiamo. Basta con le crociate ideologiche e guerrafondaie. Dare centralità al ruolo delle Nazioni Unite rimane un imperativo ineludibile”, concludono Mascia e Lotti.

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Un imperativo che non tange minimamenti chi governa oggi l’Italia
Meloni, Tajani, Salvini e i loro aedi mediatici vanno dritti per la loro strada. La strada della vergogna. 

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