Meloni usa il poliziotto aggredito a Torino per interferire sulla magistratura e criminalizzare ogni dissenso

La storia recente dimostra che quando il governo parla di “stretta” e di “ripristino delle regole”, gli obiettivi reali non sono mai i pochissimi criminali, già perseguibili con gli strumenti ordinari, ma l’insieme dei manifestanti

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1 Febbraio 2026 - 19.53


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In un post sui social, Giorgia Meloni ha definito gli aggressori criminali, sostenendo che «quando si colpisce qualcuno a martellate non è una protesta, non sono scontri: è tentato omicidio». Che quanto è accaduto sia grave non c’è dubbio. Peccato pero che – purtroppo per Giorgia Meloni e tutti gli aspirati autocrati di estrema destra – la magistratura è ancora indipendente (non si sa per quanto se si va avanti di questo passo) e. non spetti all’ex missina ma alla Procura indicare quali siano le ipotesi di reato indagare.

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Il punto politico, però, è un altro. A partire da quella definizione, la presidente del Consiglio non si limita a chiedere l’applicazione rigorosa delle leggi esistenti contro i singoli responsabili, ma annuncia nuove misure e nuovi decreti sicurezza, promettendo una risposta repressiva generalizzata. È qui che scatta l’operazione di strumentalizzazione: episodi criminali circoscritti diventano il pretesto per colpire un intero campo sociale, non i pochi violenti.

La storia recente dimostra che quando il governo parla di “stretta” e di “ripristino delle regole”, gli obiettivi reali non sono mai i pochissimi criminali, già perseguibili con gli strumenti ordinari, ma l’insieme dei manifestanti, dei movimenti, del conflitto sociale. Daspo urbani, limitazioni ai cortei, ampliamento dei poteri di polizia, compressione del diritto di protesta: misure che non distinguono, ma colpiscono in blocco.

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In questo senso, la promessa di una risposta “dura” non segnala forza dello Stato, ma l’incapacità del governo di gestire l’ordine pubblico in modo preventivo, equilibrato e democratico. Prima si lascia degenerare la situazione, poi si usa il caos per giustificare una repressione che travolge anche chi non ha nulla a che fare con la violenza.


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