Cagliari a misura di famiglia? Chi potrebbe essere contrario a una città che favorisce la conciliazione tra casa e lavoro, supporta bambini e ragazzi nella scuola, formazione e nel tempo libero, risponde ai bisogni dei genitori e dei figli, è attenta al presente e al futuro delle nuove generazioni? Nessuno. Ci sono però azioni come sottolinea l’opposizione di centro sinistra che dietro l’intento di sostenere la famiglia nascondono precisi intenti ideologici. Come la mozione “Cagliari a misura di famiglia” proposta ieri in Consiglio comunale dai consiglieri Roberto Mura e Antonella Scarfò (PsdAz) (qui il documento) .
Ecco, in sintesi, cosa chiedono i due sardisti:
– l’istituzione di un ufficio per le politiche familiari e di uno sportello famiglia,
– la promozione della cultura dell’affido e dell’adozione,
– il rafforzamento dei servizi per la prima infanzia,
– il coinvolgimento delle associazioni che si occupano di diritti delle famiglie.
Tutto bello e condivisibile, se non fosse che molte di queste cose già esistono e si fanno.
Ma i punti più controversi sono questi: l’introduzione del “Quoziente famiglia” per accedere ai servizi comunali alla persona superando il sistema Isee, e la revisione del sistema di tassazione locale adottando criteri che tengano conto del carico familiare.
Al di là dei dubbi sulla opportunità di rivedere il sistema di tassazione in maniera così estemporanea, senza valutare l’impatto delle proposte sulle casse comunali e sulla equità di trattamento tra famiglie, garantita dal sistema Isee, che tiene conto anche del numero dei componenti del nucleo familiare, c’è un altro aspetto che lascia esterrefatti, per la visione oscurantista e contraria alle leggi dello Stato e ai diritti di tutti i cittadini che esprime.
Le famiglie sono tutte le famiglie, non solo quelle che i consiglieri del Psd’azz (partito alleato della Lega) Mura e Scarfò citano in premessa, ovvero “la famiglia naturale fondata sul matrimonio” ricordata dalla Costituzione. I due proponenti dimenticano che negli ultimi anni lo Stato ha affiancato a queste le unioni civili e tutti i tipi di famiglie, comprese quelle con un genitore solo o due genitori omosessuali.
“Le discriminazioni mascherate da aiuto alla famiglia non ci piacciono: ecco perché oggi abbiamo votato contro” affermano le consigliere Camilla Soru, Francesca Mulas e i consiglieri Andrea Dettori e Matteo Lecis Cocco Ortu.
Ribadisce la consigliera e avvocata Giulia Andreozzi: “La parte peggiore, oltre le premesse sulla “famiglia fondata sul matrimonio” è quella sul superamento dell’Isee attraverso l’uso del quoziente familiare. In molti ambiti non si può proprio fare perchè è la legge a prevedere che sia utilizzato l’Isee e il comune non potrebbe derogare, ma in pochi ambiti residui tecnicamente è possibile e non va bene: si privilegia chi ha molti figli, anche se con un reddito elevato”.
