In Italia l'unica opposizione al governo dei reazionari si chiama Roberto Fico

In attesa che il Pd e ciò che resta della sinistra escano dall'impasse è il presidente della Camera quello che va contro le politiche razziste e isolazioniste di Salvini e Di Maio

Fico e Di Maio
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22 Settembre 2018 - 08.42


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Ieri, il più salviziano dei salvizisti, ossia ‘Giggino’ Di Maio, quello che si ispira sia a Berlinguer che ad Almirante – ossia che si spaccia per carnivoro o vegano a seconda del vento che tira – aveva prima detto che il famigerato reddito di cittadinanza avrebbe riguardato solo gli italiani. 
Poi l’attacco a a chi salva le vite: “Per fortuna oggi non ci sono più Ong nel Mediterraneo perché le operazioni devono farle le autorità competenti”.
Nel giro di poche ore la replica di Roberto Fico dalla festa di Mdp: “L’Italia deve salvare tutte le vite in mare – scandisce Roberto Fico – se è in grado bene, sennò deve chiedere aiuto a tutti”.
“Per me – aveva aggiunto alludendo al vicepremier Matteo Salvini – tutte le navi devono poter entrare nei porti e le navi devono poter sbarcare”.
E si è mostrato anche contro l’endorsement di Salvini al premier ungherese Viktor Orban: “Il punto centrale è che in Europa vogliamo costruire – ha detto ancora -. I Paesi di Visegrad e Orban non fanno gli interessi degli italiani perché, se tu non vuoi accogliere gli immigranti che arrivano in Italia, costruisci un’Europa chiusa ed egoista”.
Così mentre il governo del Cambiamento reazionario si è reso politicamente complice del sequestro di Stato dei migranti della nave Diciotti, mentre sono aumentati i morti in mare nascosti all’opinione pubblica e mentre l’esecutivo pentaleghista si appresta a varare uno scandaloso decreto che prevede la possibilità di restringere la protezione umanitaria, la possibilità di revoca della cittadinanza e l’estensione dei procedimenti penali che dovrebbero bloccare la procedura d’asilo, l’unica voce vera di opposizione è quella di Roberto Fico.

Che forse uscirà rafforzato o forse distrutto politicamente.
Il Pd e la sinistra, al momento, sono troppo impegnati a discutere di cene, a capire se vorranno diventare paladini dei liberisti alla Macron o tornare tra la gente e i lavoratori e a capire cosa vorranno fare da grandi. Se mai diventeranno grandi.

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