Ddl scuola rinviato, Renzi: le assunzioni non sono a rischio

"Non c'è nessun passo indietro del Governo". Lo ha precisato il Premier, Matteo Renzi, al termine del consiglio dei ministri.

Ddl scuola rinviato, Renzi: le assunzioni non sono a rischio
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3 Marzo 2015 - 21.13


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“Non c’è alcun rischio che slittino le assunzioni” nella scuola. Lo ha assicurato il presidente del consiglio, Matteo Renzi, al termine del consiglio dei ministri.

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“Non c’è nessun passo indietro del Governo”. Lo ha precisato il Premier, Matteo Renzi, al termine del consiglio dei ministri, parlando dei provvedimenti sulla scuola.

“Nelle prossime ore i ministri ci faranno avere le proposte per il ddl che saranno approvati martedì prossimo”. Così il premier Matteo Renzi in conferenza stampa a Palazzo Chigi.

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Nel Consiglio dei ministri di stasera sono state illustrate soltanto le linee guida degli interventi che il Governo ha messo a punto per la scuola. L’esame del ddl é rinviato a un successivo consiglio dei ministri. E’ un “dibattito surreale” quello che si svolge in queste ore sul fatto che la riforma della scuola sia in un decreto o in un disegno di legge. Così il premier Matteo Renzi in conferenza stampa a Palazzo Chigi.

La riforma della scuola arriva sul tavolo del Consiglio dei ministri di stasera, insieme al piano per la banda larga. Ma la scelta di Matteo Renzi di non ‘strozzare’ il dibattito parlamentare evitando un decreto mette in allarme i sindacati perchè non dà certezza sui tempi di approvazione e dunque mette a rischio le assunzioni previste. In mattinata il presidente del Consiglio ha avuto un colloquio di circa un’ora e mezza con il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini a Palazzo Chigi per fare il punto.

“L’unico decreto legge che il Consiglio dei Ministri di oggi pomeriggio dovrebbe varare riguarda le assunzioni dei precari che non possono essere presi più un giro”. A prendere posizione, mentre è in corso un confronto tra il ministro Giannini e il Premier Renzi, è il sindacato Gilda. “Ci auguriamo – aggiunge – che il Governo non si sottragga a questa unica vera urgenza e che definisca con chiarezza l’organico, visto che nella bozza del decreto legge non c’è alcun riferimento al numero di assunzioni”. “Il mostro giuridico che il Governo stava preparando, e che minacciava di intervenire su materie di natura strettamente contrattuale come lo stato giuridico degli insegnanti, la carriera e le retribuzioni, è stato bloccato. La retromarcia di Renzi – sostiene il coordinatore della Gilda, Rino Di Meglio – è anche frutto della vasta mobilitazione promossa dalla Gilda domenica scorsa e che ha portato in poche ore migliaia e migliaia di docenti a inondare di appelli via web il presidente della Repubblica”. “Ci auguriamo che la discussione su La Buona Scuola venga portata in ambito parlamentare – conclude Di Meglio – e che si apra un confronto serio e approfondito con i sindacati. Ci rivolgeremo ai parlamentari con le nostre osservazioni per migliorare il disegno di legge del quale speriamo di poter leggere presto il testo definitivo”.

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Il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, ha però negato che almeno oggi sia in disussione un decreto: “Non credo, non è all’ordine del giorno”, ha detto il ministro.

Nel decreto legge, secondo quanto era atteso, avrebbe dovuto confluire innanzitutto il pacchetto di assunzioni, uno dei pilastri degli interventi studiati per migliorare il sistema d’istruzione nel nostro Paese. Previsti 180.000 “ingressi” (considerando però anche circa 60.000 posti dell’annunciato concorso per insegnanti) pescando dalle graduatorie a esaurimento, dagli idonei e vincitori dell’ultimo concorso pubblico (quello del 2012) e, per consentire una coincidenza tra fabbisogni e organici (ci sono materie, come matematica e fisica, in cui scarseggiano prof e discipline che si è deciso di potenziare) anche attingendo dalle graduatorie di istituto (offrendo a questa categoria di precari prima un contratto a termine per un altro anno e poi una sorta di “corsia preferenziale” per il concorso che verrà bandito a ottobre). A questo plotone di docenti si prevedeva di aggiungere i supplenti che hanno più di 36 mesi su posto vacante, come conseguenza del recepimento della sentenza della Corte di Giustizia europea. Per loro – poche migliaia secondo l’interpretazione del Miur, decisamente più restrittiva rispetto a quella sindacale – si pensava a un indennizzo, anche nell’intento di evitare ulteriori contenziosi.

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