Il ministro del lavoro Giuliano Poletti torna sulla riforma del lavoro e sottolinea che non ritirerà il decreto, perché convinto che le nuove norme creeranno occupazione. «Il decreto – ha detto – va avanti così. Poi, certo, non siamo infallibili e il dibattito in Parlamento farà il suo corso».
«Non ho – ha aggiunto – la presunzione di credere che le nostre scelte siano perfette. Penso che i fondamentali vadano bene, la direzione è quella: nel confronto con il Parlamento vedremo cosa eventualmente ci verrà chiesto di modificare». E, riferendosi alle critiche di Cgil e industriali, ha detto: «se uno mi dice che devo ritirare il decreto è ovvio che non lo farò mentre una discussione di merito lungo il percorso parlamentare è normale che ci sia».
Il ministro ha escluso che le nuove norme aumentino la precarietà: «queste modifiche – ha sottolineato – permetteranno all’azienda di assumere con maggiore tranquillità e daranno ai lavoratori maggiori possibilità di ottenere tre anni continuativi di lavoro».
«I paletti previsti dalla riforma Fornero avevano il giusto obiettivo di limitare l’uso dei contratti temporanei ma hanno prodotto l’effetto inverso». Il ministro si è detto certo della «buona fede» del segretario Cgil Susanna Camusso e ha sottolineato: «di certo la deregulation non è la mia mentalità. Ma avere norme giuste che non producono effetti o ne producono di contrari è peggio».
Poletti si è soffermato anche sulla riforma degli ammortizzatori sociali: «il principio che muove l’intera politica di questo governo – si parli di carcerati, anziani immigrati – è che tutti – dice a Repubblica – dovranno avere un ruolo», «nessuno starà a casa aspettando il sussidio». «Vogliamo smontare – ha spiegato – certe enclave in cui si ricevono soldi pubblici e non si restituisce nulla alla collettività».
«Metteremo assieme» ha continuato il ministro «il welfare e il lavoro, due temi che sono strettamente correlati visto che due terzi dei problemi che insorgono nel primo sono causati dalla mancanza del secondo».
