Poletti: non ritiro il Jobs Act

Il ministro del Lavoro torna sulla riforma del lavoro: le nuove norme creeranno occupazione. Riferendosi alle critiche di Cgil e industriali: ci vuole dialogo.

Giuliano Poletti, ministro del Lavoro
Giuliano Poletti, ministro del Lavoro
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16 Marzo 2014 - 12.40


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Il ministro del lavoro Giuliano Poletti torna sulla riforma del lavoro e sottolinea che non ritirerà il decreto, perché convinto che le nuove norme creeranno occupazione. «Il decreto – ha detto – va avanti così. Poi, certo, non siamo infallibili e il dibattito in Parlamento farà il suo corso».

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«Non ho – ha aggiunto – la presunzione di credere che le nostre scelte siano perfette. Penso che i fondamentali vadano bene, la direzione è quella: nel confronto con il Parlamento vedremo cosa eventualmente ci verrà chiesto di modificare». E, riferendosi alle critiche di Cgil e industriali, ha detto: «se uno mi dice che devo ritirare il decreto è ovvio che non lo farò mentre una discussione di merito lungo il percorso parlamentare è normale che ci sia».

Il ministro ha escluso che le nuove norme aumentino la precarietà: «queste modifiche – ha sottolineato – permetteranno all’azienda di assumere con maggiore tranquillità e daranno ai lavoratori maggiori possibilità di ottenere tre anni continuativi di lavoro».

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«I paletti previsti dalla riforma Fornero avevano il giusto obiettivo di limitare l’uso dei contratti temporanei ma hanno prodotto l’effetto inverso». Il ministro si è detto certo della «buona fede» del segretario Cgil Susanna Camusso e ha sottolineato: «di certo la deregulation non è la mia mentalità. Ma avere norme giuste che non producono effetti o ne producono di contrari è peggio».

Poletti si è soffermato anche sulla riforma degli ammortizzatori sociali: «il principio che muove l’intera politica di questo governo – si parli di carcerati, anziani immigrati – è che tutti – dice a Repubblica – dovranno avere un ruolo», «nessuno starà a casa aspettando il sussidio». «Vogliamo smontare – ha spiegato – certe enclave in cui si ricevono soldi pubblici e non si restituisce nulla alla collettività».

«Metteremo assieme» ha continuato il ministro «il welfare e il lavoro, due temi che sono strettamente correlati visto che due terzi dei problemi che insorgono nel primo sono causati dalla mancanza del secondo».

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