Riforme e governo solido. Così parlò Giorgio

Subito una nuova legge elettorale, un esecutivo fatto tra forze diverse e che abbia una maggioranza solida alla Camera e al Senato. Lavoro, istruzione e innovazione.

Riforme e governo solido. Così parlò Giorgio
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22 Aprile 2013 - 19.19


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Il Presidente della Repubblica non vuole perdere tempo. Il vuoto esistente tra la sua grandezza e la pochezza degli interlocutori politici sarà riempita dalla sua azione, che sarà indirettamente di governo nel rispetto della Costituzione, istituzionale, di garanzia massima e ancora più pressante di unità nazionale. Per questo motivo di fatto la scelta su di lui caduta e il discorso odierno ci fanno parlare di passaggio al semipresidenzialismo, benché assolutamente non siano queste le intenzioni di Giorgio Napolitano.
Andiamo al merito, ben chiarito, negli obiettivi a breve e nel tempo.

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1) Il Presidente ha lamentato l’assenza di risposte ai sui molteplici appelli sulle riforme istituzionali e costituzionali. Sulla legge elettorale ha detto diverse cose. Ha sottolineato l’abnormità del premio di maggioranza e l’impossibilità per gli elettori di scegliere al momento dell’espressione del voto. In altri termini il Presidente ha indicato per la riforma che dovrà essere fatta rapidamente gli obiettivi: la garanzia di governabilità, di rispetto delle reali forze in campo e di una ritrovata rappresentatività degli eletti che dovranno essere scelti: ciò potrà avere luogo con i collegi uninominali quanto al rapporto tra elettori ed eletti. Quanto alla formula vanno bene soluzioni tra il doppio turno alla francese, ma anche il ritorno al Mattarellum, con collegi uninominali e quota proporzionale.

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2) A livello costituzionale il Presidente ha indicato il superamento del bicameralismo paritario. E ha sottolineato l’importanza delle autonomie locali, del giusto tasso di federalismo già presente nella Costituzione.

3) Napolitano ha posto due paletti su giustizia e forze armate invalicabili. Ha esortato le forze politiche ad un rispetto vero di chi gestisce la giustizia e ha chiesto con solennità il rispetto dei militari, di coloro che hanno dato la vita, dando una indicazione fattuale al mantenimento delle missioni di pace, che invece qualcuno voleva mettere in discussione tra le forze politiche.

4) Il lavoro come questione centrale, l’innovazione, l’istruzione. Non sono parole neutre. Nessuno dei governi degli ultimi dieci anni ha dato un significato univoco a cosa si deve fare su questi temi fondamentali. Il modo in cui ne ha parlato Napolitano ci dice che il rigore deve essere attenuato con la solidarietà, che l’idea di sviluppo fondata sulla ricerca dovrà essere assolutamente in controtendenza rispetto al disinvestimento operato sin qui. “Creare e sostenere il lavoro, l’istruzione, la crescita”, ha detto Napolitano. Non pensava certo alla riforma Gelmini…

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5) Richiamo ai partiti e al loro essere stati insufficienti su molti fronti, sono stati sordi, ma anche fortissima difesa del loro ruolo costituzionale. In altri termini ha ribadito quanto scritto nel rapporto dei saggi in materia: la politica va sostenuta anche economicamente. Riduzione sì, ma non taglio totale. Napolitano, rivolto ai grillini, ha esaltato la forza del movimento diventato forza parlamentare, ma ha invitato loro al rispetto dei partiti che esistono da un secolo. Ha decisamente ribadito la non opponibilità di piazza e istituzioni. Democrazia significa partecipare e collaborare fattivamente, non chiamare la piazza. Così come a Napolitano non sfugge l’importanza della rete nella formazione dell’opinione pubblica, ma che poi però ci sono le istituzioni. “Tutti devono essere vincolati all’imperativo costituzionale del metodo democratico”.

6) Infine, l’indicazione per la costituzione di un governo politico. Il Presidente ha esortato a non avere orrore di accordi tra forze politiche diverse. Napolitano vuole solide maggioranze alla Camera e al Senato. Coinvolgimento totale delle forze politiche. Chiaro.

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