Un lungo applauso ha di nuovo accolto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha giurato nell’aula della Camera fedeltà alla Repubblica e osservanza della Costituzione. Il dodicesimo presidente della Repubblica e primo Capo dello Stato italiano rieletto, è arrivato a Montecitorio per il giuramento davanti al Parlamento in seduta comune, mentre la campana grande del torrino del Palazzo suona a distesa. Ad accogliere il Presidente i Presidenti del Senato Pietro Grasso e della Camera Laura Boldrini ed un picchetto d’onore.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha incontrato gli uffici di presidenza di Camera e Senato, prima dell’ingresso nell’aula di Montecitorio per il giuramento. Napolitano, accolto all’ingresso dai presidenti delle Camere, Laura Boldrini e Pietro Grasso, ha poi attraversato il corridoio d’onore, dove si è sfilato il cappotto, ed è giunto nel Transatlantico tra due ali di assistenti parlamentari in alta uniforme. L’incontro con i componenti degli uffici di presidenza è in corso nella Sala del Governo adiacente all’Aula.
Il neo rieletto presidente della Repubblica ha ringraziato per l’affetto crescente che lo «ha accompagnato in questi anni» e qui la voce gli si rompe in gola. Il Capo dello Stato si commuove e riprende il suo discorso alla Camera solo dopo l’applauso, il quarto da quando ha preso la parola, e la standing ovation dei parlamentari, con la sola eccezione dei grillini.
E subito dice: «Questo applauso non abbia le caratteristiche dell’autoindulgenza»: con queste parole Napolitano “bacchetta” i rappresentanti delle forze politiche che battono le mani in Parlamento. «Attenzione : quest’ultimo richiamo che ho sentito di dover esprimere non induca ad alcuna autoindulgenza, non dico solo i corresponsabili del diffondersi della corruzione nelle diverse sfere della politica e dell’amministrazione, ma nemmeno i responsabili di tanti nulla di fatto nel campo delle riforme», ha aggiunto.
«La rielezione non si era mai verificata, pur non essendo esclusa dal dettato costituzionale, che in questo senso aveva lasciato schiusa una finestra per tempi eccezionali. Ci siamo dunque ritrovati insieme in una scelta pienamente legittima, ma eccezionale», ha detto alla seduta comune del Parlamento.
«Negli ultimi anni, a esigenze fondate e domande pressanti di riforma delle istituzioni e di rinnovamento della politica e dei partiti – che si sono intrecciate con un’acuta crisi finanziaria, con una pesante recessione, con un crescente malessere sociale – non si sono date soluzioni soddisfacenti: hanno finito per prevalere contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi. Ecco che cosa ha condannato alla sterilità o ad esiti minimalistici i confronti tra le forze politiche e i dibattiti in Parlamento», ha detto ancora il presidente della Repubblica in Aula.
«Quel tanto di correttivo e innovativo che si riusciva a fare nel senso della riduzione dei costi della politica, della trasparenza e della moralità nella vita pubblica è stato dunque facilmente ignorato o svalutato: e l’insoddisfazione e la protesta verso la politica, i partiti, il Parlamento, sono state con facilità (ma anche con molta leggerezza) alimentate e ingigantite da campagne di opinione demolitorie, da rappresentazioni unilaterali e indiscriminate in senso distruttivo del mondo dei politici, delle organizzazioni e delle istituzioni in cui essi si muovono».
Poi ancora un monito forte: «Se mi troverò di nuovo dinanzi a sordità come quelle contro cui ho cozzato nel passato, non esiterò a trarne le conseguenze dinanzi al paese». «Imperdonabile resta la mancata riforma della legge elettorale del 2005. Ancora pochi giorni fa, il Presidente Gallo ha dovuto ricordare come sia rimasta ignorata la raccomandazione della Corte Costituzionale a rivedere in particolare la norma relativa all’attribuzione di un premio di maggioranza senza che sia raggiunta una soglia minima di voti o di seggi». Da qui la sua determinazione a non accettare più situazioni del genere.
«Non si può più, in nessun campo, sottrarsi al dovere della proposta, alla ricerca della soluzione praticabile, alla decisione netta e tempestiva per le riforme di cui hanno bisogno improrogabile per sopravvivere e progredire la democrazia e la società italiana». «Occorre grande attenzione di fronte a esigenze di tutela della libertà e della sicurezza da nuove articolazioni criminali e da nuove pulsioni eversive, e anche di fronte a fenomeni di tensione e disordine nei rapporti tra diversi poteri dello Stato e diverse istituzioni costituzionalmente rilevanti».
Non «si trascuri di reagire a disinformazioni e polemiche che colpiscono lo strumento militare, giustamente avviato a una seria riforma, ma sempre posto, nello spirito della Costituzione, a presidio della partecipazione italiana – anche col generoso sacrificio di non pochi nostri ragazzi – alle missioni di stabilizzazione e di pace della comunità internazionale».
«Non si può negare – se non per gusto di polemica intellettuale – la serietà e concretezza» dei documenti dei «due gruppi di lavoro da me istituiti il 30 marzo scorso», afferma il Capo dello Stato. «Anche perché essi hanno alle spalle elaborazioni sistematiche non solo delle istituzioni in cui operano i componenti dei due gruppi, ma anche di altre istituzioni e associazioni qualificate. Se poi si ritiene che molte delle indicazioni contenute in quei testi fossero gia’ acquisite, vuol dire che è tempo di passare, in sede politica, ai fatti; se si nota che, specie in materia istituzionale, sono state lasciate aperte diverse opzioni su varii temi, vuol dire che è tempo di fare delle scelte conclusive. E si può, naturalmente, andare anche oltre, se si vuole, con il contributo di tutti», aggiunge Napolitano.
Nel suo discorso di insediamento Napolitano tocca i temi sociali: «La seconda osservazione riguarda il valore delle proposte ampiamente sviluppate nel documento da me già citato, per affrontare la recessione e cogliere le opportunità» che ci si presentano, per «influire sulle prossime opzioni dell’Unione Europea», «per creare e sostenere il lavoro», «per potenziare l’istruzione e il capitale umano, per favorire la ricerca, l’innovazione e la crescita delle imprese».
Nel sottolineare questi ultimi punti, «osservo che su di essi mi sono fortemente impegnato in ogni sede istituzionale e occasione di confronto, e continuerò a farlo. Essi sono nodi essenziali al fine di qualificare il nostro rinnovato e irrinunciabile impegno a far progredire l’Europa unita, contribuendo a definirne e rispettarne i vincoli di sostenibilità finanziaria e stabilità monetaria, e insieme a rilanciarne il dinamismo e lo spirito di solidarietà, a coglierne al meglio gli insostituibili stimoli e benefici.
E sono anche i nodi – innanzitutto, di fronte a un angoscioso crescere della disoccupazione, quelli della creazione di lavoro e della qualità delle occasioni di lavoro – attorno a cui ruota la grande questione sociale che ormai si impone all’ordine del giorno in Italia e in Europa. È la questione della prospettiva di futuro per un’intera generazione, è la questione di un’effettiva e piena valorizzazione delle risorse e delle energie femminili. Non possiamo restare indifferenti dinanzi a costruttori di impresa e lavoratori che giungono a gesti disperati, a giovani che si perdono, a donne che vivono come inaccettabile la loro emarginazione o subalternità», ha detto ancora il Presidente della Repubblica.
«Volere il cambiamento, ciascuno interpretando a suo modo i consensi espressi dagli elettori, dice poco e non porta lontano se non ci si misura su problemi come quelli che ho citato e che sono stati di recente puntualizzati in modo obbiettivo, in modo non partigiano», afferma ancora. «Misurarsi su quei problemi perché diventino programma di azione del governo che deve nascere e oggetti di deliberazione del Parlamento che sta avviando la sua attività. E perché diventino fulcro di nuovi comportamenti collettivi, da parte di forze – in primo luogo nel mondo del lavoro e dell’impresa – che appaiono bloccate, impaurite, arroccate in difesa e a disagio di fronte all’innovazione che è invece il motore dello sviluppo».
«Dobbiamo fare un governo dice -.Un governo che abbia la maggioranza in tutte e due le Camere. A esso spetta darsi un programma. La condzione è una sola: fare i conti con la realtà delle forze in campo in parlamento».
«Apprezzo l’impegno con cui» il M5s «ha mostrato di volersi impegnare alla Camera e al Senato, guadagnandovi il peso e l’influenza che gli spetta: quella è la strada di una feconda, anche se aspra, dialettica democratica e non quella, avventurosa e deviante, della contrapposizione tra piazza e Parlamento».
«La rete» offre inedite possibilità politiche, «ma non c’è partecipazione realmente democratica» senza il tramite di «partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all’imperativo costituzionale del metodo democratico». «Le forze rappresentate in Parlamento, senza alcuna eccezione, debbono comunque dare ora” il loro “apporto alle decisioni da prendere per il rinnovamento del Paese. Senza temere di convergere» sulle soluzioni. Così il capo dello Stato Giorgio Napolitano.
Il presidente della Repubblica sottolinea la necessità di «far progredire l’Europa unita, contribuendo a definirne e rispettarne i vincoli di sostenibilità finanziaria e stabilità monetaria, e insieme a rilanciarne il dinamismo e lo spirito di solidarietà, a coglierne al meglio gli insostituibili stimoli e benefici».
Napolitano ha sottoscritto questa mattina l’atto di dimissioni dalla carica di Presidente della Repubblica da lui assunta il 15 maggio del 2006, nell’imminenza del giuramento che presterà oggi pomeriggio dinanzi alle Camere riunite quale Presidente rieletto. Lo rende noto un comunicato del Quirinale.
