Al Teatro Dal Verme platea non particolarmente gremita per il ritorno in politica di Vittorio Sgarbi.
Il critico d’arte fonda La Rivoluzione, sotto un occhio di bue e davanti ad amici e sostenitori. In un monologo fiume, il politico ha commentato
tutto e tutti, da Alfano ”che si occupa solo di cosa fa la
Minetti”, a Maroni ”che ha fatto il ministro dell’Interno
fingendo di combattere la mafia”.
La Rivoluzione di Sgarbi parte dalla difesa della cultura
perché ”l’Italia è Leonardo e paesaggio – ha detto il critico
– e questo Grillo e gli altri non lo sanno. Con il mio partito,
coloro che votavano centrodestra potranno scegliere di non dare
la preferenza al leader del Movimento Cinque Stelle”.
E’ entrato poco nei dettagli del programma Sgarbi, se non
commentando di fronte ai cronisti fuori dal teatro, alcuni punti
già annunciati: ”l’ingresso a scuola due ore dopo – ha
ironizzato – nasce dal fatto che io non imparavo nulla dalle 8
alle 10” mentre ”l’apertura delle case chiuse è solo una
formalita’, perche’ i bordelli sono già aperti”.
Il leader della Rivoluzione, come iniziano a chiamarlo, parla
anche di matrimoni gay ”che sono una tragedia – ha detto –
esattamente come quelli tra eterosessuali” e di Slow-food che
definisce uno stile di vita più sobrio, che fa bene
all’economia italiana. Sgarbi sul palco è rimasto solo per
tutta la serata, perche’ Rosi Mauro ha disertato il suo invito,
mentre i suoi collaboratori sono rimasti nel buio delle prime
file.
