di Angelica Cavalcanti
Quarantacinque minuti per indicare il principale obiettivo del suo Governo: equità e sviluppo. Più che un programma, una sorta di “sogno” di kennediana memoria quello illustrato oggi a Senato e Camera dal neo presidente del Consiglio Mario Monti. Due fattori imprescindibili l’uno dall’altro – ha fatto chiaramente capire – per far accettare i sacrifici che saranno imposti all’Italia.
Le linee guida delineate per i prossimi provvedimenti sono chiare: da un lato reintroduzione dell’Ici sulla prima casa, interventi sulle pensioni di anzianità, maggiore mobilità all’interno del mondo del lavoro, probabile nuovo aumento dell’Iva. Lacrime e sangue, insomma. Ma questo è solo un lato della medaglia. Dall’altro, ha indicato la necessità di maggiori tutele per i lavoratori precari, le donne, i giovani più in generale e più risorse per la ricerca e l’istruzione. Poi, riduzione fiscale per le imprese e i lavoratori dipendenti, a fronte di misure più incisive per la lotta all’evasione.
Difficilmente tra i provvedimenti ce ne sarà uno chiamato “patrimoniale”: Silvio Berlusconi oggi ha ribadito che in quel caso ritirerebbe la fiducia del Pdl al nuovo governo, di fatto obbligandolo così alle dimissioni. Ma ci sono molti modi, ha fatto intendere il neo primo ministro, per smettere di far pagare il prezzo della crisi solo ai “soliti noti”.
Nell’agenda di Mario Monti c’è anche la riduzione dei costi della politica: da attuare subito con leggi ordinarie e non con i tempi biblici delle riforme costituzionali: esempio tra tutti, l’abolizione delle Province.
Inutile a questo punto tentare di quantificare quanto costerà a ciascuno il tentativo di Monti e della sua squadra di rimettere in carreggiata la nostra economia. Per una semplice ragione: tutto dipenderà da come saranno congegnati i vari provvedimenti. In altre parole, se Mario Monti saprà concretizzare il binomio equità-sviluppo senza entrare in rotta di collisione con le forze politiche che lo sostengono e che di fatto hanno già iniziato a fare campagna elettorale.
Quasi certamente, per quantificare quale sarà il prezzo reale che ognuno di noi dovrà pagare, non sarà sufficiente fare “il conto della spesa” ma sarà necessario ragionare in termini di bilancio finale: sia di equità sociale che di prospettive di un futuro che possa essere coniugato con la parola “speranza”.
