Siamo a Roma, ma sembra Tripoli. Per fortuna nessuno spara e nessuno verrà linciato. Ma quello che sta accadendo ricorda la caduta del Rais di Libia. Anzi, di tutti i Rais. Berlusconi termina il suo mandato politico accompagnato dagli insulti e dalle pernacchie come un qualsiasi Gheddaafi, Ben Alì o Mubarak. Non a caso suoi amici.
Lanci di monetine, cori e urla: buffone; in galera, fatti processare.
«Fuori la mafia dallo Stato» è lo slogan che la folla sta urlando in piazza del Quirinale mentre il premier Silvio Berlusconi viene ricevuto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. All’arrivo di Berlusconi tra la folla ci sono stati spintoni per avvicinarsi all’auto del premier. In tanti si sono messi a correre in direzione dell’ingresso del Quirinale ma sono stati respinti, seppure con difficoltà, dalle forze dell’ordine.
Una folla di persone attende al Quirinale l’arrivo del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Slogan, urla e suoni di clacson echeggiano in questi minuti su Via del Quirinale e via XX Settembre. Solo ai cineoperatori e ai cameramen è consentito di stare all’interno della piazza; alle altre persone le forze dell’ordine hanno limitato l’accesso sotto il Palazzo della Consulta e lungo l’inizio di via della Dataria.
Cresce la folla davanti al Quirinale in attesa dell’arrivo del premier. Il serpentone di gente, contenuto da un cordone di poliziotti, si snoda lungo via del Quirinale scendendo per via Dataria. ‘Dimissionì, ‘Italia liberà, le grida che si levano davanti alla sede del Presidente della Repubblica. Mentre l’orchestra continua a suonare Halleluja, c’è chi intona ‘Bella ciaò, seguita da ‘Meno male che Giorgio c’e«. Tra gli striscioni si legge ‘bye bye Silviò, ’12 novembre festa della liberazionè e tra la gente bottiglie di spumante sono già pronte per il brindisi finale.
In piazza del Quirinale arrivano anche i Viola, condotti dal leader del movimento Gianfranco Mascia. I manifestanti si sono aggregati alle centinaia di persone che aspettano l’arrivo di Silvio Berlusconi, al grido ‘dimissionì. Davanti al Quirinale a ondate esplode l’entusiasmo della gente, che intona l’inno di Mameli. «12 novembre 2011 – recita uno striscione – l’Italia si è desta».
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