Varese, base leghista in rivolta

Umberto Bossi impone il suo candidato per impedire l'ascesa dei maroniani nei congressi. E spunta uno striscione anti-Canton

Varese, base leghista in rivolta
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10 Ottobre 2011 - 13.45


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di Martina Aureli

Un autogol del genere Umberto Bossi non l’aveva mai commesso. L’imposizione ieri di un suo candidato – Maurilio Canton – al congresso provinciale di Varese ha davvero reso siderale il distacco tra la base e i vertici del partito. Sintetizzato dallo striscione in caratteri verdi su sfondo giallo appeso stamattina nei pressi della sede provinciale del partito a Varese con scritto: “Canton segretario di chi? Di nessuno”.
E pensare che il Senatur è intervenuto per metter fine alla divisioni tra bossiani e maroniani nei congressi provinciali, dove i fedelissimi del ministro degli Interni stavano avendo la meglio.

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“Sono il segretario di tutti”

Ufficialmente il sindaco di Cadrezzate ieri è uscito del congresso, ma per mancanza di concorrenti. Non è stato votato, né tantomeno eletto per acclamazione. Una modalità che ha provocato molto dissensi tra gli oltre 300 delegati presenti ieri all’Atahotel.
Ora “sono il segretario di tutta la Lega di Varese, e spero i militanti lo capiscano e l’obiettivo è darci da fare per mettere in pratica l’articolo 1 dello Statuto della Lega, ovvero il raggiungimento dell’indipendenza della Padania”, ha detto Canton incalzato sulle polemiche.

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Delegati nerissimi

Ma i delegati sono nerissimi. “È stata la giornata peggiore della Lega”, è il commento di Mario De Micheli, sindaco di Caronno Varesino, mentre abbandonava visibilmente amareggiato il centro congressi dell’Atahotel di Varese dove si è svolto il congresso delle camicie verdi.
“Un vero schifo”, gli ha fatto eco un altro delegato che ha preferito l’anonimato.


Eletto senza voti

Insomma il malumore della base leghista al termine della riunione durata cinque ore era palpabile. In primo luogo per le modalità con cui si sarebbe svolta l’elezione.
Poi per la decisione degli altri candidati, Donato Castiglioni e Leonardo Tarantini, di fare un passo indietro all’ultimo minuto più per non dispiacere il leader Umberto Bossi che aveva dato la sua investitura ufficiale a Canton.

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