di Salvatore Cannavò
Capita anche ai migliori di prendere una “toppa”. E Brunetta è
certamente uno dei migliori, per lo meno dal suo punto di vista.
Volete mettere, cari precari, falliti della vita, il merito di chi si
è fatto tutto da solo? Brunetta è il pistolero mai stanco che va in
giro a caccia di ingiustizie ed è convinto di trovarle sempre dove si
protesta, dove si reclamano diritti, che il ministro scambia
costantemente per favori. “I giovani non trovano lavoro?” “Andassero a
scaricare le cassette di frutta al mercato alle cinque del mattino”
diceva l´altra sera a Otto e Mezzo. Perché lui, che è si è formato
“nell´humus del proletariato veneziano”, le cassette di frutta da
giovane non le scaricava ma in giro con il padre a vendere gondolette
di plastica ci andava e se lo ricorda com´era essere figlio di
ambulante “al liceo dei siori”.
Brunetta, in realtà. è il classico tipo che ha ribrezzo di quello che
è stato e lo scaccia via con la mano quasi quel ricordo potesse
impadronirsi ancora di lui. Per questo, qualche mese fa, diceva: «Chi
cavolo è uno che fa il supplente da 10 o 15 anni e non ha vinto
nemmeno un concorso? Non potrebbe cambiare mestiere?». Disprezzo e
rancore. Come quello che gli si è letto in volto non appena ha sentito
la parola “precaria” detta da Maurizia Russo Spena che ha cercato di
parlargli in quell´incontro ormai divenuto cult.
Il bello è che il pulpito da cui parla il ministro è piuttosto
sgangherato. I suoi meriti scientifici vengono allegramente
sbeffeggiati senza che lui possa replicare. La sua saldezza morale è
incrinata da quella bella pensione da tremila euro al mese che ha
iniziato a percepire all´età di 59 anni mentre un giorno sì e l´altro
pure proclama la necessità di elevare i limiti per tutti gli altri,
immaginiamo, pezzenti. Quando si è candidato a sindaco di Venezia,
rimediando una sonora sberla, aveva addirittura annunciato che non si
sarebbe dimesso da ministro. Un campione di rettitudine. Che però
stavolta non si è reso conto che il vento è cambiato, che i precari si
ribellano, consapevoli dei propri diritti e non si fanno certo
intimidire dagli insulti di un uomo come lui. Stavolta non ha capito
che buttarsi a testa bassa in una guerra che fino a qualche tempo fa
sembrava regalargli consensi diffusi lo ha fatto sbalzare di sella.
Perché non è solo Berlusconi ad aver incrinato la propria immagine e
il proprio consenso, dopo le amministrative e i referendum. Stavolta è
tutta la linea portata avanti da questo governo a soffrire. La linea
del “cialtronismo” a ogni costo, dell´attacco ai più deboli indicati
come la causa di tutti i mali – l´Italia non funziona? E´ colpa dei
precari, appunto, “l´Italia peggiore” – dell´efficientismo parolaio
che si rivela inconcludente e dannoso.
Salta per aria l´evidente contraddizione di un governo che promette il
Bengodi e che poi se lo fa consegnare in forma privata dai Bisignani
di turno. E’ ovvio che Brunetta scappi via e non risponda, cosa
dovrebbe dire? Raccontare delle consulenze e delle postazioni Rai
occupate, come bandierine sul Risiko, dai potenti che formano la corte
di Berlusconi? E´ sintomatica la coincidenza tra l´affaire dei video
(vedi in allegato) e l´arresto di Bisignani, i volti del potere si
sovrappongono e diventano un volto solo. Disgustoso ma soprattutto
visibile. E’ tutto visibile, stanno diventando una casa di vetro non
perché siano specchiati ma perché mille occhi hanno deciso di
guardare, di filmare e di trasmettere. Non è un caso se tra gli strali
del ministro ci sia “la telecamerina” che i precari si sono portati
dietro. Sì, la telecamerina ha filmato una bella figura di m… da cui
non ci si può più nascondere..
Il referendum del 12 e 13 giugno questa realtà l’ha voluta fotogragare
con una partecipazione massiccia al voto. E lo scarto tra questa foto
e quella del premier intento a godersela con le “olgettine” di turno
nella sua villa sarda mentre il popolo italiano si mette in fila per
assegnargli uno sganassone, è anch’essa un segno dei tempi.
Brunetta purtroppo (per lui) non si è accorto di questo clima, non ha
visto quella fila e ha fatto di tutto per mettersi in mostra e
beccarsi uno sganassone in diretta tv. Certo, figurato, non
direttamente da precari educatamente mobilitati. Il ceffone se l´è
fatto dare da mezza Italia e siamo sicuri che se lo ricorderà a lungo.
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