I familiari delle vittime: con la scusa del Covid stanno provando a spegnere il 2 agosto

Organizzare il corteo e il ritrovo davanti alla Stazione di Bologna "in sicurezza" per i 40 anni dalla strage era e sarebbe ancora possibile. Ed è una opinione largamente condivisa in città

Strage di Bologna
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Claudio Visani Modifica articolo

23 Luglio 2020 - 15.42


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Col pretesto del Covid il Comune sta provando a spegnere il 2 agosto. Che è da sempre un giorno delicato e complesso. Una macchina difficile da controllare. Che mette in primo piano la memoria, le storie personali, i sentimenti più che la politica, che spesso è stata contestata al di là del colore di appartenenza del ministro o relatore di turno. E che, perciò, è diventato un rito sempre più ingombrante per le istituzioni. E’ questo che pensano i famigliari delle vittime della strage fascista che quarant’anni fa fece 85 morti e 200 feriti.
Certo, il virus non è morto, le ragioni della cautela e della sicurezza sanitaria sono reali, soprattutto se a promuovere e organizzare l’evento sono le istituzioni. Un corteo e una manifestazione non controllati adeguatamente possono comportare dei rischi. Per questo il Comune e la Prefettura hanno detto no alla celebrazione secondo lo schema tradizionale: ricevimento dei familiari a Palazzo d’Accursio, corteo lungo via Indipendenza, discorsi e manifestazione nel piazzale delle Medaglie d’Oro, davanti alla Stazione, con il fischio del locomotore alle 10.25 e il toccante minuto di silenzio che ogni anno caratterizza la commemorazione, fa sentire l’abbraccio della città alle vittime, rilancia la richiesta di verità e giustizia. Per non correre rischi hanno deciso di fare tutto in Piazza Maggiore, fischio del locomotore e minuto di silenzio compresi, con un migliaio di posti distanziati sul Crescentone, in parte riservati e in parte prenotabili online con il sistema che la Cineteca usa per la rassegna “Sotto le stelle del cinema”.
Ma questa è solo la versione ufficiale della faccenda. Perché, dicono i famigliari, organizzare il corteo e il ritrovo davanti alla Stazione “in sicurezza” era e sarebbe ancora possibile. Ed è una opinione largamente condivisa in città. Anzi, molti ritengono che questa sarebbe una buona occasione per dare un esempio di civismo all’Italia degli assembramenti all’ora dell’aperitivo, delle movide notturne incontrollate, degli affollamenti in spiaggia e delle notti rosa, delle manifestazioni politiche sguaiate della destra che si sono viste in giro per l’Italia. Pensano che sarebbe stato e sarebbe ancora possibile partecipare marciando e manifestando in modo ordinato, con mascherine e distanze, prevedendo semmai, ingressi contingentati nel piazzale delle Medaglie d’Oro e nel viale prospiciente, capaci di accogliere in sicurezza alcune migliaia di persone.
Ma c’è anche un’altra verità che emerge. Non è vero, spiegano alcuni famigliari, che fin dall’inizio c’è stato il nostro accordo per rinunciare al corteo e al ritrovo davanti alla Stazione. Noi eravamo per mantenere questo quarantesimo con l’impianto tradizionale, aperto alla partecipazione, con tutte le misure e cautele del caso. Ma ci hanno messo davanti al fatto compiuto. Ci hanno detto che le direttive della Prefettura erano rigide. Che il corteo e la manifestazione in stazione non si potevano assolutamente fare. Che, in caso contrario, ci saremmo assunti la responsabilità di eventuali nuovi focolai.
Poi, di fronte alla reazione di quella parte della città che vuole comunque esserci il 2 agosto e contesta queste eccessive restrizioni, il dissenso dell’associazione dei famigliari delle vittime è riemerso. “Io sono perché un momento pubblico davanti alla stazione alle 10.25 ci sia”, dice il presidente Paolo Bolognesi. “E’ possibile farlo. I discorsi ufficiali si possono tenere prima in Piazza Maggiore. Poi i familiari raggiungeranno la Stazione, una delegazione entrerà nella sala d’aspetto di seconda classe a rendere omaggio ai morti, e alle 10.25 ci possiamo ritrovare fuori, nel piazzale, per aspettare insieme ai cittadini il fischio del locomotore e osservare il minuto di silenzio. Noi abbiamo bisogno della vicinanza e del calore dei cittadini. Per questo rinnovo loro l’invito a essere con noi il 2 agosto, in sicurezza”.
Il braccio di ferro sotterraneo tra Comune, Prefettura e famigliari delle vittime si risolverà a giorni. Ci sarà probabilmente un nuovo incontro. E lì si deciderà se e come autorizzare o no quel momento pubblico in stazione. Solo il 31 luglio ci sarà la conferenza stampa per presentare il programma dettagliato del 2 agosto.

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