Vi piace la retorica della reimmigrazione? Ecco i risultati e per chi avesse voluto chiudere gli occhi eccoli in tutta la sua pericolosità, soprattutto in un contesto italiano, europeo e ‘trumpiano’
Le violenze scientificamente pianificate a Belfast hanno un nome preciso: tentativi eversivi fascisti. I nuovi squadristi e il loro seguito di auto incendiate, case assaltate e strade occupate da gruppi di razzisti mascherati che agiscono sotto la spinta della propaganda contro l’immigrazione.
Dietro lo slogan della “reimmigrazione” si è ormai consolidata una pericolosa retorica che non si limita a opinioni politiche, ma riprende direttamente l’impianto ideologico e operativo dell’estrema destra fascista: costruzione del nemico interno, disumanizzazione dei migranti, legittimazione della violenza come strumento di “pulizia” sociale e politica.
Quello che è accaduto a Belfast non è quindi una protesta degenerata ma una programmata violenza fascista (e nazista) nel senso pieno del termine, alimentata da anni di retorica tossica che trasforma gruppi vulnerabili in bersagli.
Chi invita questa feccia nelle sale istituzionali o si fa fotografare con pregiudicati per reati comuni e razzismo deve sapere che non si tratta di episodi isolati, ma di una strategia che ha già mostrato i suoi effetti nella storia europea. Ne renderanno conto politicamente e, nel caso, anche giudiziariamente.
Anche in Italia la dinamica è riconoscibile. La tanto odiata a destra legge Mancino era nata proprio per contrastare la diffusione dell’odio razziale e delle sue manifestazioni organizzate. Ma oggi teppisti e una parte politica sempre più irresponsabile sembrano volerci portare in una situazione da ‘assalti alla Cgil’ generalizzati.
Belfast è un avvertimento: quando la propaganda dell’estrema destra viene normalizzata, la violenza fascista smette di essere un’eccezione e torna a occupare lo spazio pubblico. Occhi aperti.
