Strasburgo condanna l'Italia: ha discriminato una coppia gay

L'Italia dovrà risarcire i "danni morali": fu rifiutato un permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare.

Matrimonio gay, immagine d'archivio
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30 Giugno 2016 - 15.18


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L’Italia dovrà risarcire i “danni morali” provocati per aver rifiutato di rilasciare il permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare ad un cittadino neozelandese che voleva vivere nel nostro paese col suo compagno italiano. A deciderlo è stata la Corte europea dei diritti umani a cui la coppia si era rivolta dopo il rifiuto delle autorità italiane. Per i giudici di Strasburgo, l’Italia ha infatti violato il diritto della coppia a non essere discriminata. La sentenza, che diventerà definitiva entro 3 mesi se le parti non ricorreranno in appello, prevede anche un risarcimento di 20.000 euro da parte dello Stato italiano alla coppia.

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A ricorrere alla Corte europea sono stati Roberto Taddeucci e il suo compagno neozelandese Douglas McCall. I due, coppia omosessuale sin dal 1999, risiedevano in Nuova Zelanda, con lo statuto di coppia non sposata fino al dicembre 2003 quando decisero di trasferirsi in Italia a causa dello stato di salute di Taddeucci. McCall richiese quindi un permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare, che però fu rifiutato dall’Italia. Nel ricorso presentato a Strasburgo la coppia ha sostenuto di essere stata vittima di una discriminazione, basata esclusivamente sull’orientamento sessuale. I giudici europei hanno deciso di dare ragione alla coppia per sei voti contro uno, stabilendo di fatto che è avvenuta una “discriminazione ingiustificata”.

Secondo la Corte di Strasburgo “la situazione di Taddeucci e McCall, una coppia omosessuale, non poteva essere equiparata a quella di una coppia non sposata eterosessuale”. I giudici hanno spiegato nelle motivazioni della sentenza che “non potendosi sposare e nell’impossibilità di ottenere in quegli anni in Italia qualsiasi altro riconoscimento formale della loro unione, i due uomini non potevano essere classificati come sposi, e che l’interpretazione restrittiva della nozione di membro di famiglia era per le coppie omosessuali un ostacolo insormontabile nell’ottenere un permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare”.

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Lo Stato italiano ha quindi effettivamente discriminato perché “ha violato il diritto di Taddeucci e McCall a non essere discriminati sulla base dell’orientamento sessuale nel godimento del loro diritto al rispetto della vita familiare”.

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