Anche se dopo il diluvio di fine agosto il grande tema dei migranti sembra essere stato accantonato dai media, poco alla volta il continuo affluso di profughi ha continato ad esercitare sui Paesi dei Balcani occidentali una pressione che adesso sta per sfociare in un altro picco di crisi[b].
Un treno con 1.800 rifugiati ieri non ha ottenuto il permesso di entrare in territorio croato dalla Slovenia, e i migranti che avevano continuato il loro viaggio a piedi verso il confine sono stati bloccati da recinti di filo spinato e reparti di polizia con cani che non li hanno lasciati entrare nel Paese. Si è deciso di fermare il treno al capolinea croato di Macinec perché le autorità dei due Paesi non sono riusciti a trovare un accordo sul deflusso dei migranti.
[b]Anche la Slovenia lancia un grido d’allarme: fino ad oggi il governo di Lubiana ha fatto del suo meglio per accogliere questa marea di persone, ma da quando l’Ungheria a chiuso i suoi confini ogni giorno 5mila persone entrano nel Paese, che non è assolutamente in grado di sostenere un simile urto[/b]. Anche l’Austria ha comunicato al governo di Lubiana che non è più in grado di accettare più di 1.500 rifugiati al giorno, e questo nelle due repubbliche ex jugoslave sta creando un gigantesco “tappo” che rischia di saltare in ogni momento.
La situazione dunque torna a farsi sempre più confusa, ed a renderla ancora più difficile da gestire contribuisce l’ inclemenza del tempo. In Slovenia e Croazia adesso si tenta di far sopravviver i migranti tenendoli per giornate intere a bordo di treni o colonne di autobus che però rimangono fermi, ieri la Croazia dopo lunghe trattative ha consentito l’ingresso di un convoglio ferroviaria con 2.100 migranti che è stato avviato subito verso le frontiere di uscita, ma il meccanismo ormai si sta inceppando che nei Paesi più ricchi.
Il ministro degli Interni austriaco Johanna Mikl-Leitner, in una telefonata con il ministro sloveno, Vesna Gjerkeš Znidar ha detto che il suo Paese ha problemi con le capacità di accoglienza e approvvigionamento e dei rifugiati.
I rappresentanti di UNHCR, rifiutano di arrendersi a questa situazione e segnalano che all’ingresso della Slovenia sono ancora in attesa 1.800 persone, tra cui un gran numero di bambini, esposte alla pioggia e al freddo. La televisione croata riferisce con toni drammatici che al confine croato-serbo, circa 2.000 persone hanno trascorso la notte sul versante serbo di Berkasovo. Il centro di accoglienza croato di Opatovac, a ridosso del confine, domenica era pieno di oltre 5.000 persone, ma il numero successivamente si è ridotto, per cui è, secondo l’ultima stima del ministero dell’Interno, la scorsa notte si era stabilizzato intorno ai 4.300.
Ormai in Slovenia come in Croazia le autorità di polizia organizzano conferenze stampa a raffica per determinare quantità e condizioni delle folle in attesa e ciascun Paese tenta di fissare dei tetti: l’Austria dichiara di non essere in grado di accogliere più di 1.500 migranti al giorno, ma la Slovenia ormai registra un’entrata quotidiana di almeno 5.000 persone, e dunque è invevitabile che il ricordo ai “blocchi” sta esercitando un effetto domino sull’ intera regione[b]
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A dimostrare ancora quanto la situazione si stia facendo grave arriva l’annuncio del primo ministro di Sloveniia, Miro Cerar, il quale fa sapere che l’esercito sarà chiamato a sostenere lapolizia nella gestione dell’ afflusso dei migranti. “Il governo ha deciso di chiedere all’esercito di aiutare la polizia – aggiunge il premier – finora non ci sono stati problemi e dunque non c’è stato bisogno di usare l’esercito, ma è giusto predisporre un tale piano, se si renderà necessario”.
Una colonna di circa 40 autobus pieni di migranti è ferma in coda per entrare in Croazia dalla Serbia fin da domenica sera, i profughi hanno trascorso la notte sui bus, avvolti in vestiti e coperte contro il freddo autunnale, avvolti da una fitta nebbia.
Le agenzie umanitarie sono preoccupate per i ritardi di costruzione dei rifugi a causa dei venti autunnali e la pioggia e con l’inverno per la sua strada, tutte segnalan i ritardi e le piogge e venti autunnali che aprono la strada all’inverno. UNHCR, l’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite denuncia il fatto che la decisione dell’Ungheria di chiudere le sue frontiere ai migranti ha aumentato la loro sofferenza e potrebbe portare a un accumulo lungo la cosiddetta rotta dei Balcani, provocando effetti a ritroso attraverso Serbia, Macedonia e Grecia fino alla Turchia .
[b] Babar Baloch, portavoce per l’Europa centrale dell’Alto Commissariato, aggiungr che la nuova rotta dei migranti attraverso la Slovenia ha prolungato significativamente il loro già lungo viaggio. “La decisione dell’Ungheria di chiudere il suo confine ha certamente aggiunto sofferenza e miseria al viaggio per queste persone disperate – avverte – presto dovem affrontare nuove sfide se il processo diventa troppo lento o abbiamo un forte accumulo di persone”.
Fonte : Agenzie
