A pochi giorni ormai dal 37° anniversario del rapimento di Moro, Papa Bergoglio ha ordinato all’arcivescovo Antonio Mennini, oggi nunzio apostolico nel Regno Unito, di testimoniare e raccontare che cosa è accaduto in quei drammatici giorni della prigionia dell’allora presidente della Dc davanti alla Commissione d’inchiesta. L’audizione è già stata concordata con Giuseppe Fioroni, presidente della Commissione Moro: Mennini sarà a Roma solo fare la sua deposizione e rispondere alle domande, poi rientrerà subito in Inghilterra.
Poco prima dell’uccisione di Moro, l’arcivescovo sarebbe stato accanto a lui per confessarlo e rendergli l’estrema unzione: il fatto è sempre stato coperto dal Vaticano e Mennini non ha mai testimoniato. Ma con il “rivoluzionario” pontificato di Francesco, anche i rapporti con la giustizia sono cambiati: il papa vuole che si faccia piena luce sul caso.
Il nome di Mennini era stato fatto da Francesco Cossiga, poco prima che l’ex presidente della Repubblica morisse. Ai tempi del sequestro di Aldo Moro, Mennini era un giovane prete, 31enne, della diocesi di Roma. Da quanto dichiarato da Cossiga prima di morire, nel 2010, il parroco sarebbe stato vicino a Moro durante la sua prigionia. Lo avrebbe confessato e gli avrebbe impartito l’estrema unzione all’interno della prigione delle Brigate Rosse prima dell’uccisione.
Indagando sulla vicenda, si è scoperto che Mennini sarebbe stato il canale segreto di comunicazione tra i terroristi e la Santa Sede. Dopo la tragica morte di Mennini, l’arcivescovo fu destinato dal Vaticano ad esercitare una carriera diplomatica e fu mandato all’estero, prima in Turchia, poi Bulgaria, Federazione Russa, Uzbekistan, e infine in Gran Bretagna, dove vive stabilmente dal 2010.
