Alla stazione Centrale di Milano sembra di essere tornati ad un anno e mezzo fa. Solo che all’epoca era la fine dell’estate: cominciava il grande esodo dalle coste sud del Mediterraneo verso il capoluogo lombardo. Oggi siamo in pieno inverno ma i flussi di profughi siriani al mezzanino non si fermano.
Tra il 3 e il 5 gennaio sono arrivate più di 200 persone. Settanta solo il 5 gennaio. I primi provenivano dalla Sky Blue M, la nave cargo in avaria attraccata poi a Gallipoli. Gli altri invece sono sbarcati in Sicilia e sono per la maggior parte curdi. “Una trentina di persone ha dovuto passare la notte del 4 gennaio al mezzanino”, racconta Mohammed detto Mimmo, uno dei volontari del comune.
“Pensavamo che sarebbe stato un inverno tranquillo, invece siamo già 100-120 posti oltre quanto stabilito dalla convenzione”, dichiara Alberto Senigallia, presidente della Fondazione Progetto Arca. In tutto, stima Senigallia, a Milano ci saranno 800-1000 profughi, contro i 550 previsti dalla convenzione, per altro scaduta il 31 dicembre 2014. I profughi che arrivano ora nei centri, per la maggior parte, non sono fotosegnalati.
Forte è anche il flusso degli eritrei: alla Fondazione Progetto Arca sono in 75, mentre la convenzione ne prevede solo 55. Il comune ha poi chiesto alla fondazione di sorvegliare con un’unità mobile la zona dei Bastioni di Porta Venezia, storico quartiere della comunità eritrea dove nei mesi scorsi sono nate tensioni tra cittadini ed eritrei. In questo modo gli operatori porteranno direttamente nei centri i profughi che arrivano in quartiere.
Il 3 gennaio anche a Bresso, centro di smistamento allestito dal Viminale sono arrivati i primi profughi. Quattrocento in due giorni, di cui una ventina i siriani. Dovevano essere fotosegnalati la mattina del 4 ma hanno deciso di scappare dalla struttura prima, nella speranza sempre di poter raggiungere il Nord Europa. Gli altri profughi sono stati dirottati in altri centri di accoglienza in Lombardia.
