Due eventi, stesso giorno, un pezzo di storia d’Italia si ripropone. E riguarda anche i nostri luoghi. Pino Pelosi apre le porte della memoria e, ultima ed ennesima versione, racconta come venne ammazzato Pier Paolo Pasolini all’Idroscalo di Ostia il 2 novembre del ’75. L’indagine della Procura di Roma sulle infiltrazioni mafiose nei Palazzi capitolini porta in carcere 37 persone. Tra costoro, Salvatore Buzzi, “grande capo” della “29 giugno”, la coop della quale ‘Pino la rana’ è socio. Accostamenti spuri. Forse. Ma utili a ripercorrere tragitti, della cronaca e non solo.
Piero Pelosi è rispetto all’altro popolarmente più noto. I fatti di Ostia vestono uno che “abita a Setteville, un paese dalle parti di Guidonia” come scrivono i cronisti dell’epoca. Alcuni addirittura con l’etichetta “dal nostro inviato” a precedere la firma. E che oggi racconta come non sia stato lui, a uccidere Pasolini furono in due, componenti di una sorta di commando composto da sei persone. “Verità” che assieme alla scoperta di un dna diverso dal suo sugli abiti della vittima, permette ora di riaprire le indagini.
Invece, Salvatore Buzzi “nasce” in carcere, una pesante condanna per omicidio, studia, si laurea, partecipa alla stesura della legge che intende riscattare i detenuti, avviandoli, in costanza di pena, ai lavori socialmente utili. Tecnicamente: “misure alternative alla detenzione”, prima forma organizzata di attuazione del principio costituzionale. Ne è conseguenza la “cooperativa 29 giugno”, un colosso oggi della Legacoop regionale, identificata fisicamente dal Castello di Lunghezza, luogo della sede sociale.
C’è dell’amaro in bocca, la speranza – flebile, conoscendo il rigore di Giuseppe Pignatone – di un errore della Procura, ma resta l’accusa pesantissima della presenza delle società partecipate della “29 giugno” al traffico mafioso facente capo a Massimo Carminati, il “guercio” dei Nar. A Roma, il gruppo neofascista più malvagio, crudele, pericoloso in assoluto. Il 4 gennaio del ’78, pomeriggio – chi scrive stava entrando al giornale –, alcuni giovani bussano alla vetrata della redazione romana del Corriere della sera, in viale Castrense. Meccanicamente, senza riflettere, l’addetto li fa entrare. Gli tirano una molotov in faccia e scappano. L’uomo prende fuoco. Una scena terribile. Orribile. Così l’esordio dei Nar di Massimo Carminati a Roma.
La storia del gruppo non si conclude con la fine degli anni di piombo. Prosegue in collegamento con la banda della Magliana. Una sintonia che l’avvicina al terrorismo nero tiburtino-guidoniano. Il circolo intitolato a Drieu La Rochelle (con rapine e molteplici omicidi a segnarne la presenza e la storia), sconfitto dagli investigatori e dalla tossicodipendenza, troverà riparo e vigore nella malavita organizzata. Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio dei successivi, quasi ogni notte a Tivoli, a Villalba, a Villanova, salta la saracinesca di chi rifiuta di pagare il “pizzo”. A segnare quell’epoca restano una decina di morti ammazzati. Alcuni senza identità. Tutti senza autore.
Tornando all’inchiesta odierna, una delle maggiori se non la maggiore a livello nazionale – 37 arresti sinora, 100 indagati, l’accusa di una “cupola che intreccia politica e affari”, così il procuratore capo nella conferenza stampa di oggi pomeriggio -. Alcuni uomini vicini all’ex sindaco Alemanno sono componenti a pieno titolo dell’organizzazione mafiosa e protagonisti di episodi di corruzione. Con la nuova amministrazione il rapporto è cambiato ma Carminati e Buzzi erano tranquilli chiunque vincesse le elezioni”. Ancora, si legge nell’ordinanza relativa all’arresto: “La gestione dell’emergenza immigrati è stato ulteriore terreno, istituzionale ed economico, nel quale il gruppo riconducibile a Buzzi si è insinuato con metodo eminentemente corruttivo – scrive il gip Flavia Costantini – alterando per un verso i processi decisionali dei decisori pubblici, per altro verso i meccanismi fisiologici dell’allocazione delle risorse economiche gestite dalla pa”. Intercettato, Salvatore Buzzi – che i pm qualificano ‘braccio operativo’ dell’organizzazione, domanda: “Tu c’hai idea de quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”.
Una curiosità: ma la destra non è contro gli immigrati, gli zingari…? Oppure lo è soltanto quando non ci fa sopra gli affari, quando non ci si finanzia?
L’altro capitolo, infine. Il ruolo della politica. La copertura se non la diretta partecipazione – si attende di conoscere quanta “monnezza” verrà fuori dall’Ama – per gli interessi mafiosi, malavitosi, criminali oggi alla ribalta. Intanto, c’è una “cupola fascio-mafiosa” secondo Pignatone. definizione che ci sta tutta. Perché l’indagato Gianni Alemanno vede finire agli arresti i suoi due ‘colonnelli’ Panzironi e Riccardo Mancini. Sulla sorte dell’ex sindaco si vedrà.
Mentre, sul versante pd, nonostante il profilo basso che sembra voler prendere il partito, la bufera è nelle cose. A uscirne senza macchia soltanto il sindaco tanto vituperato Ignazio Marino. Per dirne una, la maggiore, tramonta l’ambizione di Mirko Coratti, presidente del Consiglio comunale capitolino, di sedersi sul trono di sindaco di Roma città metropolitana. Insomma, destra e sinistra. Con la sensazione che non sia finita qui.
