Dall'affaire Mose agli spettri sui project financing

L'ordinanza del gip sul caso Venezia apre nuovi scenari per le grandi opere venete dopo gli arresti eccellenti di ieri.

Dall'affaire Mose agli spettri sui project financing
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5 Giugno 2014 - 09.30


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di Marco Milioni

Ci sono due numeri di matricola che stanno facendo tremare i polsi alla politica, veneta e non solo, nell’ambito dell’inchiesta che sta sconvolgendo Venezia: sono il 1223/13 NR MOD 21 e 12646/13 NR MOD 21. Sono i numeri di matricola della doppia indagine condotta dai pm della città lagunare nell’ambito dell’affaire Mose, il sistema di dighe mobili che dovrebbe proteggere la città di Marco Polo dall’acqua alta e che ha un costo previsto di 5,3 miliardi di euro.

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Quei due numeri di matricola che al registro dell’ufficio Gip hanno assunto i progressivi 9476/13 RG GIP e 9595/13 RG GIP non hanno solo scatenato il putiferio degli arresti che ieri hanno occupato i palinsenti dei Tg. Ma potrebbero aprire uno squarcio sul sistema della finanza di progetto, o project financing, nel novero delle grandi opere venete in cantiere, previste o semplicemente sognate appunto con la modalità del partenariato pubblico privato.

A determinare questa circostanza c’è un passaggio dell’ordinanza del gip veneziano Alberto Scaramuzza che accende i riflettori su Giuseppe Fasiol (in foto, finito ieri agli arresti cautelari), potentissimo dirigente del settore infrastrutture della Regione Veneto, su Piergiorgio Baita (ex presidente della Mantovani, una delle aziende chiave del consorzio che realizza il Mose), su Giovanni Mazzacurati (ex dominus del consorzio Mose) e su Claudia Minutillo, altro personaggio chiave della galassia Baita. Nel documento si legge: «… Fasiol quale dirigente regionale della direzione strade, autostrade e concessioni… mettendosi a disposizione di Baita e Minutillo al fine di accelerare l’iter… dei project financing presentati dal gruppo Mantovani… riceveva a titolo di compenso… la nomina a componente della commissione di collaudo… preordinata alla verifica funzionale di tutto il sistema Mose». Nomina «… espressamente sollecitata dal Baita al Mazzacurati…».

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Si tratta di una vera e propria bomba, almeno sul piano potenziale. In primis perché si materializzano dubbi che pesano come macigni proprio sulla congruità dei collaudi. Ma soprattutto perché si mettono in discussione le opere in finanza di progetto sottoposte alla Regione Veneto su input della Mantovani. Fra queste ci sono la Pedemontana Veneta (la cui realizzazione però, pur contestatissima è finita in mano a Sis, un consorzio italo-spagnolo), la [url”Valsugana bis”]http://www.nuovavicenza.it/2011/12/nuova-valsugana-via-libera-al-progetto-pizzarotti-mantovani/[/url] in provincia di Vicenza, il traforo delle Torricelle [url”a Verona”]http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2013/28-febbraio-2013/traforo-torricelle-mantovani-l-arresto-baita-non-cambia-nulla–2114260747846.shtml[/url], la Nogara mare e il raccordo adriatico [url”nel basso Veneto”]http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2013/11/20/news/aggiudicata-anche-la-nogara-mare-rafforziamo-le-infrastrutture-venete-1.8147897[/url]. Si tratta di importi dell’ordine dei miliardi di euro rispetto a progetti che hanno avuto l’ok politico di Renato Chisso, uno tra i vari big azzurri finiti ieri dietro le sbarre.

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