L’immagine che ha fatto il giro del mondo è quella di “Genny’ a carogna”, capo tifoso del Napoli e figlio di camorrista, in piedi davanti alla curva Nord: chissà se è stato lui a decidere che si doveva giocare la finale di Coppa Italia (ma il Viminale ha smentito) e comunque ad un suo cenno gli ultrà del Napoli hanno smesso di lanciare petardi e fumogeni. Allucinante. Cosa ci faceva lì? Era già stato daspato e aveva avuto un biglietto omaggio (e da chi?) per assistere alla partita? Ora ci sarà un’inchiesta del Viminale perché quelle immagini feriscono, sono considerate gravissime.
Di sicuro adesso “Genny’a carogna” sarà daspato (forse 5 anni, con obbligo di firma). Due i motivi. Stava su un cancello e questo non è consentito dal regolamento d’uso. In più sulla maglietta nera c’era scritto “Speziale libero”. Un incitamento alla violenza. E Speziale, lo ricordiamo, era stato condannato a 8 anni, in via definitiva, per l’omicidio dell’ispettore Filippo Raciti. Del capotifoso napoletano gira anche un’immagine dell’anno scorso, quando il Napoli andò in trasferta a Londra, in casa Chelsea. Inoltre aveva fatto parte dei “Mastifss”, i mastini, gruppo poi sciolto. Non è certo uno sconosciuto. Ma come mai era lì ad arringare la folla? A trattare con la polizia? Qualcosa non ha funzionato: non solo quel folle romanista che ha sparato, c’erano circa 100-200 ultrà del Napoli che cercavano lo scontro con i viola, evitato dalla polizia. E quei tifosi del Napoli non dovevano trovarsi a Tor di Quinto. C’è stato qualche errore nella prevenzione.
