Sono 800mila, “se non di più”, le persone pronte a partire dalle coste nordafricane verso l’Europa. È questo l’allarme lanciato da Giovanni Pinto, direttore centrale dell’Immigrazione e della polizia delle frontiere presso il ministero dell’Interno, sentito dalle commissioni riunite Esteri e Difesa di palazzo Madama.
“Il sistema dell’accoglienza è al collasso, non abbiamo più luoghi dove portare i migranti e le popolazioni locali, non solo quelle siciliane, sono diciamo così ‘indispettite’ da questi nuovi arrivi che disturbano anche le attività ordinarie”. Ha aggiunto Pinto nell’audizione.
“L’operazione ‘Mare nostrum’ ha dato risultati eccellenti, ma ha anche incrementato le partenze dalla Libia”, ha sottolineato.
“Attraverso la Libia – ha spiegato Pinto – giunge l’universo mondo. In quel Paese c’è la percezione di assoluta mancanza di controllo e rischiamo in prospettiva di vedere aumentare sensibilmente il numero di clandestini. In Libia non c’è un primo ministro, non c’è alcuna compagine governativa, non ci sono ministri. Ci sono clan, due in questo momento, che hanno il controllo: uno di area moderata, l’altro estremista supportato dal Qatar. I rappresentanti nominati dell’Assemblea sono alle dipendenze delle tribù che controllano il territorio”.
“Non abbiamo di fronte – ha lamentato il dirigente del Viminale – un governo col quale instaurare una dialettica, mancano interlocutori, possiamo dare tutti gli aiuti che vogliono, ma poi potrebbero essere usati in maniera negativa, non per le finalità stabilite”. “Mare Nostrum ha svolto un’operazione di drenaggio delle partenze, raccogliendo finora 23mila persone”.
Gli interventi di soccorso, ha proseguito il dirigente del Viminale, “si svolgono a 30-40 miglia dalle coste libiche, le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di uomini lo sanno e ricorrono a natanti di qualità sempre peggiore, gommoni artigianali fatti in casa e barconi fatiscenti. Il prezzo del viaggio si è abbassato rapidamente. Non hanno bisogno di mettere eccessivo carburante e cibo perché sanno che la percorrenza massima sarà di 10-12 ore e le organizzazioni stanno lucrando ingenti somme da questo traffico”.
Il dirigente del Viminale ha poi fornito alcuni numeri sui costi sostenuti dall’Italia: nove milioni e mezzo di euro al mese per il pattugliamento; due milioni e mezzo di euro sono stati spesi per gli oltre 50 voli interni di trasferimento dei migranti dalla Sicilia ad altre località; 1,2 milioni di euro per i 30 voli di rimpatrio. “La Commissione europea – ha sottolineato – deve mettersi le mani in tasca e dare risorse”.
E ha aggiunto: “Il Viminale sta pensando ad un piano di accoglienza per 50 mila migranti, perché i 16mila posti dello Sprar (il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) non sono sufficienti”.
