Un bambino di 11 anni perquisito a scuola: polemiche

I carabinieri sono stati chiamati dopo una lite fra il ragazzino e una compagna perché il bimbo aveva un coltellino. Il sindaco: è un episodio inammissibile.

Un bambino di 11 anni perquisito a scuola: polemiche
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7 Aprile 2014 - 14.37


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Un bambino di 11 anni, figlio di immigrati marocchini, perquisito in classe dai carabinieri, alla ricerca di un coltello che, però, non c’è. L’episodio, di cui scrive «L’Ora della Calabria» e che risale a qualche giorno fa, è accaduto a Cerisano. Il piccolo ha un diverbio con una compagna di classe. La bambina gli tira addosso una scatola di colori e lui risponde con un calcio. Sembrerebbe una vicenda finita lì. E, invece, l’episodio ha un seguito imprevisto.

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Il padre della bimba racconta i fatti ad un carabiniere. Si parla anche di un coltello. Il tutto viene riferito al maresciallo che comanda la caserma di Cerisano dei carabinieri, che decide di compiere una verifica direttamente a scuola. La vicepreside dell’istituto (la preside era assente), quando i militari si presentano a scuola, si reca insieme a loro nella classe frequentata dal bambino extracomunitario, imponendo all’alunno marocchino di svuotare lo zainetto e le tasche dei pantaloni.

Il bambino ubbidisce, ma il coltello non si trova. A questo punto è la madre dell’undicenne marocchino (la sua famiglia vive a Cerisano da un anno ed è ben integrata) a sporgere denuncia nei confronti di chi, a suo dire, ha calunniato il figlio. I carabinieri stanno proseguendo, comunque, gli accertamenti sull’accaduto per ricostruirlo in tutti i suoi dettagli.

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Il sindaco: è un episodio inammissibile – Indignata la reazione di Salvatore Mancina, primo cittadino della cittadina di più di tremila abitanti a pochi chilometri da Cosenza. «È inaccettabile che, per la leggerezza e la tracotanza di qualcuno, possa passare a livello nazionale un’immagine che non rispecchia per nulla il sentire comune, il senso di civiltà e di accoglienza che caratterizza la nostra comunità».

«Quanto accaduto – ha aggiunto Mancina – è un fatto increscioso che ci tocca nel profondo e ci indigna. Prendiamo le distanze da come è stata gestita tutta questa brutta vicenda. È inammissibile che la nostra comunità, che ha fatto da tempo dell’accoglienza uno dei suoi elementi peculiari, possa essere messa all’indice per atteggiamenti di intolleranza razziale».

«Abbiamo avuto modo di conoscere la famiglia del ragazzo – ha proseguito il sindaco – e ci siamo trovati di fronte a persone oneste e perbene, che si sono perfettamente integrate, pagano le tasse e fanno il loro dovere di cittadini. Abbiamo, comunque, espresso alla famiglia del ragazzo la vicinanza del Comune e sottolineato la nostra chiara presa di distanza rispetto a quanto si è verificato».

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«A Cerisano – ha detto ancora Mancina, promotore di una lista civica che amministra il Comune dal 2011 – risiedono diverse famiglie di immigrati extracomunitari che si sono integrate e non hanno mai creato problemi».

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