Il Papa: la Chiesa non abbandona i divorziati

La famiglia è la «cellula fondamentale della società», ma Bergoglio ricorda che la realtà non è tutta rose e fiori: troppo facile ricorrere al divorzio.

Il Papa: la Chiesa non abbandona i divorziati
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7 Febbraio 2014 - 16.47


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La famiglia come “cellula fondamentale della società” ma anche l’accoglienza a chi non sta più insieme e divorzia. Il monito è arrivato da papa Francesco nel corso dell’udienza, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, ai vescovi polacchi in visita ad Limina. Bergoglio, citando la “Evagelii gaudium”, ha focalizzato l’attenzione sulla “famiglia, cellula fondamentale della società, luogo dove si impara a convivere nella differenza e ad appartenere ad altri e dove i genitori trasmettono la fede ai figli”. Un concetto di famiglia che, come ha detto preoccupato il Papa, si scontra con una realtà ben diversa: “oggi il matrimonio è spesso considerato una forma di gratificazione affettiva che può costituirsi in qualsiasi modo e modificarsi secondo la sensibilità di ognuno. Purtroppo – è stata la considerazione di Francesco – questa visione influisce anche sulla mentalità dei cristiani, causando una facilità nel ricorrere al divorzio o alla separazione di fatto”.

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Di fronte a questa situazione, dice il Papa, deve prevalere la cultura dell’accoglienza. Da qui il monito ai vescovi: “i Pastori sono chiamati a interrogarsi su come assistere coloro che vivono in questa situazione, affinché non si sentano esclusi dalla misericordia di Dio, dall’amore fraterno di altri cristiani e dalla sollecitudine della Chiesa per la loro salvezza; su come aiutarli a non abbandonare la fede e a far crescere i loro figli nella pienezza dell’esperienza cristiana”.

D’altra parte, ha osservato ancora Bergoglio, “bisogna chiedersi come migliorare la preparazione dei giovani al matrimonio, in modo che possano scoprire sempre di più la bellezza di questa unione che, ben fondata sull’amore e sulla responsabilità, è in grado di superare le prove, le difficoltà, gli egoismi con il perdono reciproco, riparando cio’ che rischia di rovinarsi e non cadendo nella trappola della mentalità dello scarto. Bisogna chiedersi -ha aggiunto- come aiutare le famiglie a vivere e apprezzare sia i momenti di gioia sia quelli di dolore”.

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