Il boss Rancadore non vuole essere estradato: resta in cella a Londra

U profissuri era nella lista dei latitanti pericolosi. Era latitante da 19 anni. Per lui il magistrato ha respinto la richiesta di cauzione.

Il boss Rancadore non vuole essere estradato: resta in cella a Londra
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9 Agosto 2013 - 19.21


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“Vuole essere estradato in Italia?. “No, proprio no!”. Veloce scambio di battute tra il magistrato del tribunale di Westminster e Domenico Rancadore. “Il professore” resterà in carcere a Londra, in quella Londra dove ha passato 19 anni di latitanza, godendo anche della pensione che lo Stato italiano gli versava ogni mese sul conto corrente londinese di un istituto bancario italiano.

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Il magistrato londinese ha respinto la richiesta di cauzione fatta dalla difesa dell’”uomo d’onore”. Sulla stampa britannica si era avanzata l’ipotesi che per alcune discrepanze nel mandato di cattura il boss potesse tornare in libertà. Così non è stato, nuovo mandato di arresto europeo e il boss tra restare in cella a Londra o essere estradato immediatamente, non ha avuto dubbi: meglio Londra, finché potrà.

Accusato di associazione mafiosa ed estorsione, Rancadore era stato arrestato a Londra dalla polizia inglese su indicazione della polizia italiana. Rancadore, detto “U profissuri”, era inserito nell’elenco dei latitanti più pericolosi. In queste ore, la stampa inglese raccoglie testimonianze su quell’italiano che abitava nella bella casa bianca con giardino. “Un vicino perfetto!”, dicono quanti abitavano vicino e avevano avuto modo di conoscerlo in questi 19 anni.Un vicino perfetto, come accade di sentire ogni qual volta un boss viene scovato. Non”sgarrano”, non sbagliano. Vicini garbati e insospettabili per poter”lavorare” senza essere notati.

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Esponente di spicco di “Cosa nostra”, Rancadore, 64 anni, dovrà scontare 7 anni di reclusione per i reati di associazione di tipo mafioso, estorsione e altri gravi delitti.

Domenico Rancadore era stato arrestato mentre tornava a casa. Viveva con la moglie di origine inglese, figlia di un diplomatico. Aveva tentato la fuga, ma immediatamente bloccato. Nella capitale inglese aveva una agenzia di viaggi e conduceva una vita agiata. Vita dorata, nella convinzione che mai la legge italiana lo avrebbe raggiunto perché in Inghilterra non esiste il reato di associazione mafiosa. Niente reato, niente estradizione, pensava Rancadore, ex capo della famiglia di Trabia, alle porte di Palermo.

Per diversi collaboratori di giustizia Rancadore aveva assunto un ruolo di vertice nel “mandamento” di Caccamo.

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