Duplice omicidio all’alba a Casate, una frazione di Bernate Ticino, in provincia di Milano. Un uomo di 35 anni, Davide Spadari, alle 6.25 ha sparato a padre e figlio, titolari di un un bar di via Milano, dopo una lite. L’uomo è stato arrestato dai carabinieri poco prima di costituirsi in caserma. Le vittime avevano 47 e 22 anni e risedevano a Turbigo, sempre in provincia di Milano.
Il 35enne avrebbe sparato, secondo una prima ricostruzione, al culmine di una lite per il suo licenziamento dal bar. Sul posto sono intervenute due ambulanze, un’automedica e un elisoccorso del 118 di Milano. I carabinieri hanno anche recuperato l’arma del delitto: si tratta di una pistola calibro 7.65 sulla quale sono ora in corso rilievi per accertarne la provenienza.
Nelle ultime ore sono emersi nuovi elementi. Nel corso dell’interrogatorio l’omicida ha spiegato ai carabinieri che le motivazioni del gesto sono più personali che economiche. Davide Spadari lavorava con le vittime in un laboratorio di carpenteria in ferro e ha raccontato di imprecisate angherie e vessazioni. «Mi trattavano male, mi mettevano sotto pressione», ha detto agli inquirenti, fino allo strappo finale avvenuto ieri, quando il datore di lavoro lo ha invitato a non presentarsi più in laboratorio.
L’uomo, l’attendibilità della cui storia dovrà essere ora comunque verificata dalle indagini, ha raccontato di subire da anni prese in giro e atteggiamenti dispotici da parte del titolare e di suo figlio. Ieri, poi, dopo l’ennesima discussione, pare che il titolare gli abbia detto di essersi “stufato di lui” e che dall’indomani avrebbe fatto meglio a “starsene a casa”.
Una palese minaccia di licenziamento, dunque, che però non sarebbe legata a motivi economici ma a rancori privati. Davide Spadari, dopo il duplice omicidio, si è allontanato prima in auto e poi a piedi ed è stato bloccato dai militari mentre camminava nei pressi di Cuggiono (Milano). Con se aveva ancora la pistola usata per sparare, chiusa dentro uno zainetto che portava in spalla. I tre lavoravano per una piccola azienda edile della zona che si occupava di subappalti per i cantieri dell’Expo.
In questi ultimi tempi il numero di operai si era ridotto all’osso per la mancanza di lavoro (come per quasi tutte le aziende dello stesso tipo nell’area milanese) ma a pesare sul raptus omicida dell’uomo sarebbero stati i continui screzi e i dissidi.
