I criminologi su Perugia: colpa della crisi

Lo chiamano "mass murder", omicidio di massa: un fenomeno diffuso negli Usa ma che sta prendendo piede anche in Italia. La causa? Depressione, narcisismo e bassa tolleranza

I criminologi su Perugia: colpa della crisi
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redazione Modifica articolo

6 Marzo 2013 - 16.45


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I criminologi lo hanno già definito «un classico caso di mass murder, un fenomeno molto diffuso negli Stati Uniti ma non finora in Italia». Così Vincenzo Mastronardi, docente di psicopatologia forense all’Università La Sapienza di Roma, giudica [url”l’omicidio suicidio avvenuto a Perugia”]http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=40914&typeb=0&Perugia-terrore-in-Regione-spara-a-due-impiegate-e-si-uccide[/url]. «Un fenomeno – aggiunge – in aumento a causa della crisi e che appare destinato a peggiorare proprio per la situazione economica».

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«All’Università La Sapienza abbiamo condotto uno studio sui suicidi in Grecia e in Spagna – riferisce Mastronardi all’Agi – e abbiamo riscontrato una crescita a dismisura dei casi rispetto al periodo pre-crisi. Sono dati preoccupanti che hanno stupito anche noi».

Secondo Mastronardi, i fattori da tener presente nei casi di omicidio di massa sono tre: «prima la depressione, quindi il narcisismo, che rappresenta la miccia per far esplodere la tragedia; infine, la bassa soglia di tolleranza». E proprio la depressione, scaturita a volte dalle difficoltà finanziarie, sta diffondendosi sempre di più tra gli europei. In Italia, ricorda il criminologo, siamo stati abituati ai «”family murder” mentre negli Stati Uniti capita più spesso che qualcuno, in preda ad una crisi depressiva, entri in un locale pubblico, compi un omicidio e poi si suicidi o si procuri la morte, scatenando l’intervento della polizia».

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Anche per il criminologo Francesco Bruno, fatti come quello avvenuto a Perugia «sono sempre più frequenti da 4 anni a questa parte e diventeranno ancora più numerosi». «In una realtà repressiva e persecutoria – è l’analisi di Bruno – le persone sono sempre più esposte ai colpi della depressione».

Il criminologo continua dicendo che «ci troviamo davanti a situazioni spaventose che non lasciano spazio a soluzioni: un 10% di individui non sono in grado di affrontarle e si ammala. La malattia può concludersi con la morte propria o di altri».

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