Gli ultimi giorni di vita di Paolo Borsellino raccontati nel mensile il Sud, in edicola venerdì prossimo. La ricostruzione è basata su alcuni atti giudiziari e sulla testimonianza dell’ex ministro Carlo Vizzini, che tre giorni prima della strage di via D’Amelio era a cena con il magistrato antimafia, oltre che con i giudici Guido Lo Forte e Gioacchino Natoli.
Argomento della discussione l’inchiesta che Giovanni Falcone, ucciso il 23 maggio dello stesso anno, aveva voluto fortemente e la cui richiesta di archiviazione è avvenuta tre giorni dopo l’assassinio di Borsellino. L’indagine si chiamava “mafia&appalti, e potrebbe essere proprio quella la causa della bomba messa sotto l’autostrada di Capaci, che ha fatto saltare in aria la macchina di Falcone e della sua scorta.
A quell’inchiesta Falcone teneva in modo particolare e il suo amico e collega Borsellino ne parlava con insistenza. “L’accelerazione che porto’ alla morte di Borsellino – disse anni dopo il ‘ministro dei lavori pubblici’ di Cosa nostra, Angelo Siino – fu dovuta al fatto che stava per affrontare il tema dei grandi appalti, la gestione di 120mila miliardi di lire spesi dai politici siciliani con l’accordo della mafia”.
