Dodici anni di squalifica a Riccardo Riccò. È la dura sanzione che il tribunale nazionale antidoping ha inflitto al ciclista italiano, accogliendo la richiesta della Procura antidoping del Coni. Riccò era accusato di autoemotrasfusione.
Carriera bruciata per il giovane ciclista di Sassuolo, che corre per il Meridiana-Kamen Team. Si è classificato secondo al Giro d’Italia 2008.
E’ stato un ciclista di successo tra i dilettanti. Iniziò a correre nel 1997 con la squadra del suo paese di residenza, Formigine, la U.S. Formiginese, per poi militare da junior e dilettante under 23 nella modenese Simec Cicli Paletti e nella toscana Grassi Pantani.
Campione italiano juniores di ciclocross nel 2001, venne convocato nella rosa degli azzurri per il mondiale, ma venne fermato per ematocrito alto. Vinse nel 2003 una tappa del Giro d’Italia dilettanti. Nel 2004 divenne campione italiano in linea under 23 e nel 2005 vinse due tappe e classifica generale della Settimana Lombarda, oltre ad una tappa del Giro di Toscana. Tra gli Under 23 dovette rinunciare alla maglia azzurra ancora per ematocrito alto, con una sospensione di 45 giorni: nel 2005 fu fermato due volte, con altri 90 giorni di stop (45+45) per lo stesso motivo.
Ha partecipato poi al Tour de France 2008, nel quale ha colto due successi di tappa, ma che si è interrotto il 17 luglio, al ritrovo di partenza della dodicesima tappa Lavelanet-Narbonne. La gendarmeria francese gli ha notificato una positività al Cera, rintracciata nelle sue urine al termine della cronometro di Cholet, che lo ha costretto a lasciare la corsa. Il Cera non figurava ancora nell’elenco delle sostanze dopanti di molte federazioni, ma era inclusa tra le sostanze dopanti proprio del Tour de France.
