“Libertà e democrazia per la Siria”: la tragedia lontana non è più così lontana, mentre davanti al Palazzo di Montecitorio si srotola lo striscione. Ma quella scritta è qualcosa di più grande di uno slogan: sono le parole semplici che rappresentano la civiltà – libertà.. democrazia… – quella che Assad ha rinnegato col sangue; parole che anche i turisti stranieri che si soffermano capiscono, parole così simili nelle diverse lingue.
Due di agosto. E la piazza si riempie: la Siria è vicina. Le immagini dei giovani a terra nel sangue, delle donne che protestano con accanto i bambini, le notizie della repressione impongono – almeno – di essere qui. A manifestare per la Siria, per sua gente, per i suoi giovani, per le sue donne.
La riunione alle Nazioni Unite è terminata con una fumata nera. Nessun atto per fermare il massacro. L’Italia ha ritirato il suo ambasciatore: e questo è un atto politicamente rilevante. Come è rilevante in questa giornata così calda d’agosto essere tanti in questa piazza.
E davanti a Montecitorio c’è tutta l’opposizione. Lo striscione lo hanno portato i militanti del pd, dietro si affollano le bandiere di Casini, si affacciano quelle della Federazione della Sinistra, ma tra i promotori ci sono anche Idv e Sel. Doveva essere una “maratona oratoria” con i leader delle opposizioni, ma in aula si vota il bilancio della Camera, i politici restano nel Palazzo. Non importa:
le piazze nel nostro Paese parlano ormai con le voci della gente che non va in tv. E anche stavolta è così, e i giornalisti intervistano i giovani, chiedono i loro perché…
Pd, Udc, Idv, Sel, FdS… non sfugge il fatto che è la prima volta che sono insieme. I militanti insieme. Ci sono ragioni forti che possono unire: contro i massacri in Siria, oggi. Ma c’è chi sussurra che questa sembra anche una prova generale di coalizione: ci sono altre ragioni forti, nel nostro Paese.
Ma questo 2 agosto non è la politica delle alleanze ad essere protagonista. Una giornata torrida in cui le piazze servono a non dimenticare, come a Bologna dove alle 12 e 25 minuti è risuonata la sirena; a protestare contro leggi inique, come di fronte al Senato, dove nel pomeriggio si è tenuto un affollato presidio perché nel decreto Maroni, quello sui respingimenti, fosse almeno garantito il libero accesso dei giornalisti nei Centri d’accoglienza; a testimoniare la vicinanza con genti lontane, per la loro libertà, come – a sera – davanti a Montecitorio.
Un Paese così, che sa ricordare, lottare, guardare oltre i suoi confini, è un Paese che ce la può fare…
