A RaiSport esplode la protesta contro tele-Meloni e Petrecca: sciopero per la dignità del servizio pubblico

La miccia è stata la copertura della cerimonia inaugurale, giudicata dalla redazione imbarazzante, segnata da gaffe e scelte editoriali che hanno esposto RaiSport a una figuraccia globale.

A RaiSport esplode la protesta contro tele-Meloni e Petrecca: sciopero per la dignità del servizio pubblico
Paolo Petrecca
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9 Febbraio 2026 - 17.10


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Nel cuore delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 esplode una protesta senza precedenti dentro RaiSport targato Tele-Meloni, una frattura che non nasce dal caso ma da mesi di gestione contestata e che ora diventa pubblica, clamorosa, impossibile da ignorare.

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I giornalisti della testata sportiva del servizio pubblico hanno deciso di ritirare le firme da servizi, collegamenti e telecronache per tutta la durata dei Giochi, dal pomeriggio di lunedì 9 febbraio fino al 22 febbraio. Un gesto durissimo, simbolico e insieme politico nel senso più alto del termine, rivolto direttamente alla direzione guidata da Paolo Petrecca.

La miccia è stata la copertura della cerimonia inaugurale, giudicata dalla redazione imbarazzante, segnata da gaffe e scelte editoriali che hanno esposto RaiSport a una figuraccia globale. Ma quella cerimonia è stata solo l’ennesima conferma di un problema più profondo: una direzione percepita come incapace di garantire qualità, credibilità e rispetto per il lavoro di chi ogni giorno manda in onda il servizio pubblico.

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Il Comitato di redazione e il fiduciario hanno messo nero su bianco una presa di posizione che pesa come un macigno. “Da oggi alle ore 17 e fino alla fine dei Giochi ritiriamo la nostra firma da servizi, collegamenti e telecronache in attesa che l’azienda prenda finalmente coscienza del danno che il direttore di RaiSport ha recato nell’ordine: ai telespettatori che pagano il canone, alla Rai come azienda e a tutta la redazione di RaiSport che sta lavorando come sempre con passione in questo grande evento”.

Nella lettera indirizzata ai colleghi emerge un clima di umiliazione collettiva, di disagio condiviso, di rabbia trattenuta troppo a lungo. “Care colleghe, cari colleghi, da tre giorni siamo tutti in imbarazzo, nessuno escluso e non per colpa nostra”. E ancora: “È tempo di far sentire la nostra voce perché siamo di fronte alla figura peggiore di sempre di Raisport all’interno di uno degli eventi più attesi di sempre, l’Olimpiade invernale di Milano-Cortina”.

Di fronte ai tentativi di liquidare la protesta come un regolamento di conti politico, i rappresentanti sindacali sono stati netti: “Questa non è una questione politica, come qualcuno vorrebbe far credere, ma è una questione di rispetto e di dignità per il servizio pubblico”. Una frase che dovrebbe risuonare come un avviso ai piani alti di Viale Mazzini, dove troppo spesso il dissenso interno viene ridotto a rumore di fondo.

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E non finisce qui. La redazione ha già votato tre giorni di sciopero, che scatteranno immediatamente dopo la chiusura dei Giochi. Un’escalation che arriva dopo la doppia bocciatura del piano editoriale firmato Petrecca e che certifica una crisi ormai strutturale, non più rimandabile.

Intanto l’amministratore delegato Giampaolo Rossi ha annunciato un incontro con il direttore per affrontare l’emergenza, mentre prende corpo l’ipotesi che Petrecca non conduca nemmeno la cerimonia di chiusura. Segnali tardivi, forse, di una presa d’atto che arriva solo quando il danno è già sotto gli occhi di tutti.

Nel momento in cui il servizio pubblico dovrebbe dare il meglio di sé, garantendo una copertura all’altezza di un evento planetario, RaiSport si scopre lacerata da una crisi di fiducia, di autorevolezza, di rispetto interno. I giornalisti hanno scelto di non fermarsi durante le Olimpiadi per senso di responsabilità verso il pubblico. Ma il messaggio ai vertici è chiarissimo: così non si può andare avanti. E far finta di niente, stavolta, non basterà.

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