Tajani: quando lo spettro dell'Unione Sovietica diventa l'alibi per l'arricchimento senza freni dei moderni predoni

Basta proporre una piccola tassa sui paperoni, chiedere che la proprietà non calpesti i diritti dei cittadini o che il profitto non diventi una giustificazione dello sfruttamento, ed ecco comparire lo spettro sovietico.

Tajani: quando lo spettro dell'Unione Sovietica diventa l'alibi per l'arricchimento senza freni dei moderni predoni
Antonio Tajani
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Gianni Cipriani Modifica articolo

26 Agosto 2026 - 15.53


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L’ineffabile Tajani, politicamente cresciuto al cospetto del padrone-nababbo, ne è forse la figura più rappresentativa, ma non è il solo


Sentendolo anche in questi giorni è curioso ma soprattutto desolante notare che l’Unione Sovietica, che non c’è più da decenni, continui a essere così utile a chi deve difendere l’ingiustizia presente e le ricchezze dei nuovi predoni.

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Basta proporre una piccola tassa sui paperoni, chiedere che la proprietà non calpesti i diritti dei cittadini o che il profitto non diventi una giustificazione dello sfruttamento, ed ecco comparire lo spettro sovietico.

È diventato un alibi di grande comodità: invece di discutere dei salari, della povertà e dei diritti negati, si innalza il vessillo della Mosca che fu e tutti i problemi sono cancellati.

E così, mentre il povero viene bastonato al padrone viene garantita la libertà di sfruttarlo nel nome del mercato, mercato, mercato… come se il mercato fosse un’entità astratta.

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L’Unione Sovietica non c’è più. L’alibi, invece, gode di ottima salute.

Complimenti a Tajani, improbabile e prono (prono, prono) ministro degli esteri, servitore del capitalismo senza freni deigli oligarchi internazionali e fiduciario dei nababbi, eredi compresi.

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