Sognavo Gettysburg: il viaggio di Carlo Miccichè nel cuore della guerra civile americana

Chi non ha mai provato un certo intrigo per la Guerra civile americana, quella che un tempo in Italia veniva chiamata Guerra di secessione?

Sognavo Gettysburg: il viaggio di Carlo Miccichè nel cuore della guerra civile americana
Gettysburg
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4 Ottobre 2026 - 17.40


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di Rock Reynolds

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Uno sconosciuto ti avvicina in un contesto pubblico e ti regala il suo libro, chiedendoti di fornirgliene un giudizio dopo averlo letto. Sembrerebbe l’incubo dell’autore affermato, ma, siccome il sottoscritto non è particolarmente noto e, tendenzialmente, non ama la scortesia, in quelle rare occasioni in cui capita una situazione simile, il garbo è sempre la scelta migliore. Posto che leggere qualcosa che non si trovi di proprio gusto può risultare una vera e propria traversia.

Fortunatamente, capita pure che il libro che qualcuno ti mette tra le mani si riveli una piacevole sorpresa. È il caso di Sognavo Gettysburg (Edizioni Ares, pagg 228. Euro 18) di Carlo Miccichè.

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Chi non ha mai provato un certo intrigo per la Guerra civile americana, quella che un tempo in Italia veniva chiamata Guerra di secessione? Lo scontro fratricida tra i “blu” (i soldati dell’Unione, del Nord industriale e ricco e dei valori “buoni”) e i “grigi” (quelli della Confederazione, del Sud agricolo e “retrogrado) esercita da sempre un’attrazione sinistra sul pubblico italiano, forse perché la cinematografia di Hollywood ce ne ha narrato la storia con alterne fortune. Oppure, più concretamente – ma è proprio in questioni come questa che il bel saggio di Miccichè ci viene in soccorso – perché è l’unica guerra reale che gli USA abbiano mai vissuto. Ma cosa stai dicendo? sarebbe legittimo che qualcuno mi chiedesse: gli USA hanno combattuto e spesso avviato quasi tutti i conflitti internazionali dalla Seconda guerra mondiale in poi.

L’inghippo sta proprio lì: li hanno combattuti e talvolta avviati, ma non hanno mai vissuto l’esperienza primaria della guerra, ovvero l’occupazione del paese, la devastazione, i bombardamenti e, soprattutto, le sofferenze e le privazioni imposte alla popolazione civile. E la guerra tra Nord e Sud ha mietuto un numero di vittime superiore a quello della somma di tutte le guerre in cui gli USA siano stati coinvolti.

Per farvi un esempio citato da Miccichè, la Virginia, uno degli stati sudisti più impegnati nella lotta, inviò al fronte circa 360.000 soldati di cui 32.000 non tornarono a casa, una percentuale esiziale a cui vanno aggiunti 100.000 feriti e oltre 30.000 invalidi e mutilati: uno stato letteralmente sconvolto nel proprio tessuto sociale da una guerra che non avrebbe mai dovuto essere combattuta.

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Sognavo Gettysburg è un libro dettato dalla passione dell’autore per la storia bellica. Non a caso, in precedenza aveva dato alle stampe il saggio Essere Napoleone: a ragion veduta, Miccichè traccia qualche parallelo tra quella che forse è la battaglia più celebre combattuta da Napoleone – perché ne sancì la disfatta – ovvero Waterloo e i tre giorni della battaglia di Gettysburg, il cui esito volse le sorti del conflitto definitivamente a favore del Nord.

Il libro di Miccichè nasce come cronaca di un viaggio nei luoghi del suo intrigo e, in effetti, lascia al lettore la magia della scoperta, il senso di appagamento e di rispettoso decoro nel posare i piedi su terreni che, poco meno di due secoli fa, probabilmente stillavano il sangue di migliaia di giovani incolpevoli. E non dimentichiamoci che stiamo parlando degli Stati Uniti d’America, un paese di per sé sorgente costante di spunti di riflessione e ragioni di intrigo, quanto meno per quelle che, agli occhi di un europeo, sembrano mere stramberie.

Carlo Miccichè ci restituisce quel paese attraverso il periscopio di un appassionato di storia militare ma pure di un conoscitore dei costumi degli USA. E chi, come lui e molti altri, ha maturato un bagaglio di nozioni variegato ma altrettanto sano e convincente riguardo alla galassia a stelle e strisce prima dell’avvento di Internet e della meraviglia di Google ha certamente un vantaggio: la fatica della ricerca partorisce sempre un raccolto sfaccettato, destinato a restare nel tempo. Per questo, al termine di ogni capitolo, dopo avervi illustrato i luoghi, – per lo più tra Virginia, Pennsylvania, North e South Carolina, Alabama, Maryland, Georgia e Texas – avervi spiegato i fatti e aver cercato di analizzarne le ragioni, l’autore vi dispensa succulenti suggerimenti di approfondimento. Attenzione, salvo rare eccezioni, nulla che il fruitore medio non possa trovare appetibile, nulla di accademico e pedante. Tanti film principalmente ma non unicamente americani, tanti romanzi e qualche saggio – uno su tutti e, paradossalmente, per giunta italiano: Storia della guerra civile americana di Raimondo Luraghi, un testo dal valore riconosciuto persino nel mondo universitario degli USA – e persino alcune canzoni – come “Yankee Doodle” e “I wish I was in Dixie” – che accompagnarono con i propri slogan le vicissitudini del conflitto e di cui il pubblico italiano ha finito per imparare il motivo, riproposto da centinaia di lungometraggi. 

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Ecco che, magari, vi capiterà di apprendere qualcosa di nuovo su questo strano, grande paese. Per esempio, il perfetto ribaltamento dei valori sventolati dai due partiti che ancor oggi la fanno da padroni: Abramo Lincoln era repubblicano! Ma come? Il paladino dei diritti degli afroamericani, quello che sostanzialmente volle la guerra e che si batté strenuamente per l’abolizione dell’istituto della schiavitù apparteneva allo stesso partito che ha eletto per due volte Donald Trump? Ebbene sì. Ne è passata di acqua sotto i ponti.

In Sognavo Gettysburg troverete puntuali descrizioni di alcuni dei luoghi più iconici di quella guerra fratricida. Non a caso, il nome Gettysburg appare nel titolo perché resta lo snodo militare primario di quel conflitto ed è pure una delle tappe finali di quello che, a tutti gli effetti, è un viaggio on the road, il modo migliore per attraversare gli USA e per prendere contatto con la loro stupefacente terra. Ma visiterete pure altri luoghi, teatro a loro volta di battaglie campali: Shiloh, Vicksburg, Manassas, Fort Sumner, Appomatox, Atlanta. E incontrerete, soprattutto, alcune delle figure più iconiche del tempo e, in particolare, quelle che hanno avuto un ruolo primario nel conflitto. Abbiamo detto, inevitabilmente, del presidente Lincoln che non ebbe modo di vedere di persona la fine della carneficina e il conseguente successo del proprio impegno civile, assassinato nel 1864 da un fanatico del Sud, un mese circa prima che la guerra si concludesse. Miccichè, nel suo caso come in quello di tutti gli altri attori principali che descrive, osa entrare nelle menti e nelle emozioni degli uomini e lo fa con garbo e in modo convincente. Abraham Lincoln non è certo passato alla storia per la sua avvenenza, ma indubbiamente aveva una personalità forte e capacità indiscutibilmente superiori a quelle dell’anonimo Jefferson Davis, primo presidente della Confederazione secessionista.

Trattandosi di un libro che mette in primo piano la guerra e ne analizza anche gli aspetti tecnici, i protagonisti sono i militari di truppa, con le loro tribolazioni e il loro tributo di sangue, e i grandi generali.

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A partire dal Robert E. Lee, lo stratega confederato al cui acume tattico si devono le soverchie difficoltà di un Nord economicamente e militarmente superiore nell’avere il sopravvento sulle forze militari sudiste. E che dire del leggendario Thomas Jonathan “Stonewall” (muro di pietra) Jackson, spauracchio del Nord, morto per una polmonite causata dalle gravi ferite riportate in battaglia? O dell’austero generale nordista William Tecumseh Sherman, che ordinò la distruzione assoluta di Atlanta?

Leggete Sognavo Gettysburg e, se ne avrete la possibilità, ripercorrete le tappe del viaggio di Miccichè. Potrebbe essere un’esperienza che lascia il segno.

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