di Francesca Giordano
Ebbravo il nostro Francesco, lui “dylaniano” da sempre, che gli importa di sparare sul boss. E l’ha fatto durante una conferenza stampa al teatro Out Off di Milano dove andrà a presentare ennesimi concerti, uno in fila all’altro. Concerti come caramelle per il pubblico, sempre più frequenti con l’avanzare degli anni, perché anche il fornaio prepara il pane ogni giorno.
E così eccolo che si guadagna il titolo su tutti i social: “Che bisogno aveva Springsteen di dire la sua su Trump?”. E già. Già il nostro Francesco De Gregori, quello che negli anni ’70 figurava tra i cantautori più impegnati, aveva espresso la sua avversione a dire la sua su questioni politiche nazionali durante una conferenza stampa alla Fondazione Feltrinelli di Milano qualche anno fa. Diciamo che l’argomento dell’attualità non è il suo forte, che poi: ha mai scritto una canzone dichiaratamente politica il nostro Francesco? Ha qualche volta fatto nomi e cognomi? È che quando uscì “Rimmel” tutti a recensire che quello fosse un disco pieno di metafore e quindi fortemente politico. Ebbe un successo clamoroso. Al punto che, e siamo negli anni ’70, frange di autonomia abituate a sfondare ai concerti lo aspettarono al Palalido, sempre a Milano, e lo prelevarono dal camerino per riportarlo davanti al pubblico e attuare quello che venne definito: processo al cantautore.
Ci mise un po’ il nostro Francesco a riprendersi, e lo fece aiutato da Lucio Dalla, l’unico che non ha copiato Dylan, disse un loro collega. E così, condividendo il palco è tornato a calcare la scena, per scavallare negli ’80, dove finalmente il pubblico avrebbe imparato la lezione di andare ai concerti per divertirsi. Archiviati i ’70, archiviati i contestatori, la strada è andata sempre in discesa e mentre altri se ne sono andati, o spariti nell’oblio, noi siamo ancora qua, per dirla alla Vasco Rossi;
Eh già…
Sembrava la fine del mondo
Ma sono ancora qua
Ci vuole abilità!
Eh già..
