Roma è la diocesi del papa. A Roma c’è un affresco che, secondo quanto afferma il parroco competente, quello di San Lorenzo Lucina, risale al 2000, quindi è un affresco recente, a pochi passi dalla Crocifissione di Guido Reni; ma si sa che l’umidità, o altro, possono render necessario un restauro anche dopo poco tempo. E così, l’affresco viene restaurato e il cherubino assume il volto della nostra attuale premier. Un contemporaneo raffigurato come cherubino. Stando a quanto chiarito dall’autore, il restauro lo ha effettuato lui stesso.
Come a chiudere poi la vicenda il parroco aggiunge nella buona sostanza che sì la somiglianza c’è, non è stata una sua richiesta. Dunque potremmo pensare a una “licenza poetica” dell’autore-restauratore. Ha scritto Artribune: “Non di rado – a Roma e altrove – pregevoli opere d’arte antiche, rinscimentali, barocche vengono affiancate da interventi contemporanei sciatti e senza pensiero. È un limite che le diocesi dovrebbero superare. Quando si realizzò questa cappella negli Anni Ottanta perché non venne chiamato un grande artista dell’epoca?” Già, perché?
Così sono incuriosito: mi interesserebbe sapere perché si sia ritenuto necessario restaurare un affresco così recente. Sarà stata l’umidità, certamente, ma pensandoci meglio mi colpisce la modalità con cui si tratta il luogo di culto. Il problema infatti non è nostro, cioè di chi scopre un restauro fatto così, un po’ “a cuor leggero”, con l’autore restauratore che sembra reinterpretare la sua opera un po’ di tempo dopo, ma cosa quel luogo, quell’affresco e quel cherubino dovrebbero significare per loro, per i custodi di un luogo di culto. Un ritorno a tempi lontani, quando i potenti entravano facilmente in affreschi? Oggi non fa un po’ strano l’idea del culto dove un nostro contemporaneo è messo lì, a fare il cherubino?
Una vecchia leggenda molto nota a Roma vuole che il Rio della Plata, una delle quattro statue della fontana dei Quattro Fiumi di Piazza Navona alzi il braccio per proteggersi dall’imminente crollo della chiesa di Sant’Agnese di Angone, progettata dal rivale Borromini. Se fosse vero, non sembra proprio, chi ne sa sostiene che la chiesa è stata progettata dopo la fontana. Comunque sia con quella statua Bernini produsse comunque un capolavoro.
Da quando ho saputo di questa storiella romana mi sono chiesto: che cos’è un luogo di culto per chi è preposto al culto? Certo, non sono tutti uguali, sono uomini e quindi tutti diversi, ma la domanda credo abbia comunque senso.
Ma ciò che a questo punto non torna proprio è che il parroco sembri dire che non se ne era accorto. Se davvero fosse così sarebbe preoccupante.
La questione non mi sembra proprio avere in simpatia o in antipatia la nostra premier. Ma la considerazione che si ha di sé, e dei luoghi di cui si ha la cura. Ora dal Vicariato assicurano indagini; non credo che faranno un nuovo restauro. Sarebbe troppo facile altri ricordare altri casi “problematici”.
Proviamo a ragionare con i tempi della Chiesa; possiamo immaginarci a San Lorenzo in Lucina tra quattro secoli. Un grande studioso di storia antica potrebbe riconoscere nel cherubino una lontana figura politica italiana. Molti dubiterebbero che un vivente fosse in epoca simile raffigurato come cherubino. A quel punto il parroco potrebbe chiamare un restuaratore, e lui forse troverebbe le tracce del dipinto originale; tutto sommato sono loro, i restauratori, quelli che di norma fanno i restauri, anche in chiesa.E questo mi ricorda di un recente restauro a San Pietro, che papa Francesco, ormai gravemente malato, volle passare un attimo, poco prima di morire, a vedere come procedeva.
Era una bella giornata e lui chiese a chi lo accompagnava a prendere un po’ d’aria di fare uno strappo, portarlo un attimo in Basilica, a vedere come procedevano i lavori. Ci andò in carrozzella, così come si trovava, con i pantaloni neri. Tanti si offesero, il papa vestito in quel modo sciatto… Io l’ho trovata una delle immagini più belle del pontificato: questione di gusti, ne convengo. Chissà che idea hanno ora quei critici davanti a questo cherubino.
