di Alessia de Antoniis
A Steady Rain (Pioggia Infernale) di Keith Huff arriva finalmente in Italia nella regia di Ferdinando Ceriani, con Giorgio Lupano e Gianluca Gobbi nei panni dei due poliziotti protagonisti. Il testo, che negli Stati Uniti ha conosciuto enorme successo fino all’allestimento di Broadway con Hugh Jackman e Daniel Craig nel 2009, si presenta come un noir urbano costruito sulla tecnica dello storytelling: due agenti chiamati a rispondere davanti alla commissione per gli Affari Interni raccontano, ciascuno dalla propria prospettiva, gli eventi che li hanno condotti alla sospensione.
La forza del testo di Huff risiede nella sua architettura narrativa frammentata: Danny e Joey, amici d’infanzia e colleghi, offrono versioni non sempre coincidenti della stessa vicenda, trascinando lo spettatore in un gioco di specchi dove la verità oggettiva si dissolve nella soggettività delle percezioni. La doppia narrazione procede per accumulo di dettagli, inseguimenti, sparatorie, fino all’errore fatale: la consegna di un ragazzino vietnamita traumatizzato a quello che si rivelerà essere un serial killer cannibale.
L’opera esplora il progressivo sfaldamento morale di due uomini intrappolati tra il dovere professionale e la corruzione sistemica, tra la lealtà fraterna e il tradimento personale. La pioggia incessante che accompagna l’intera vicenda diventa metafora di una purificazione impossibile, di un’apocalisse quotidiana che bagna ma non lava.
L’allestimento di Ceriani punta sull’essenzialità – un tavolo e due sedie – affidando tutto il peso drammatico alla parola e alla presenza fisica degli attori. Le creazioni video di Cristian Taraborrelli riproducono di volta in volta gli esterni e la pioggia incessante, il disegno luci di Francesco Traverso costruisce un’atmosfera urbana cupa e opprimente, mentre le musiche di Aleph Viola sottolineano i momenti di maggiore tensione emotiva.
Lupano e Gobbi si muovono con sicurezza nel registro hardboiled richiesto dal testo, restituendo il linguaggio crudo e gergale dei loro personaggi con naturalezza. Gobbi insiste sulla ruvidezza e la brutalità senza filtri di Danny, Lupano sulla compostezza fragile di Joey. Il ritmo serrato dei dialoghi, fatto di sovrapposizioni e interruzioni, comunica efficacemente la tensione crescente tra i due protagonisti.
Ma proprio perché A Steady Rain vive di voce, ritmo e pressione, l’equilibrio è delicato: quando il botta e risposta si fa troppo regolare, quando la battuta viene consegnata con eccessiva puntualità, il noir rischia di diventare riconoscibile prima ancora che inquietante. Il passo resta scorrevole e la tensione tiene, ma a tratti si avverte una meccanica da “procedurale” che smussa l’ambiguità morale invece di farla lavorare.
Lo spettacolo cresce, invece, quando smette di spingere sull’ingranaggio e lascia spazio alla forma più adatta a questo testo: la deposizione. Non è un caso che i momenti più efficaci siano quelli in cui il racconto si verticalizza – i monologhi – e il personaggio non “replica” ma confessa, si contraddice, si espone. È lì che la pioggia smette di essere un semplice clima e diventa un’ossessione: una durata che non lava, non assolve, insiste.
Il monologo finale di Lupano è il punto in cui la temperatura cambia davvero: la parola si fa peso, resa dei conti, e retroillumina anche ciò che prima sembrava solo intrattenimento ben guidato. Pioggia Infernale resta così un noir teatrale compatto, che coinvolge e si lascia seguire con facilità; e quando trova il coraggio di rallentare e affondare nel racconto, mostra con chiarezza perché Huff abbia costruito questa storia come una guerra di sguardi: non per “spiegare” i fatti, ma per mettere in scena la loro deformazione.
A Steady Rain è un testo che pone questioni universali come la natura del male, la corruzione morale, il moltiplicarsi dei punti di vista sulla verità, attraverso il linguaggio immediato del poliziesco americano. La struttura da thriller tiene lo spettatore agganciato per gli ottanta minuti di rappresentazione, offrendo un intrattenimento efficace che non rinuncia a riflettere sulla complessità del reale e sul degrado etico della contemporaneità.
Lo spettacolo al Teatro Manzoni offre un noir teatrale compatto e ben confezionato, che unisce suspense e riflessione portando sulle scene italiane un testo significativo del teatro americano contemporaneo.
A STEADY RAIN (PIOGGIA INFERNALE)
di Keith Huff
regia Ferdinando Ceriani
con Giorgio Lupano, Gianluca Gobbi
traduzione Giorgio Lupano
creazioni video Cristian Taraborrelli
disegno luci Francesco Traverso
musiche Aleph Viola
produzione ArtistiAssociati – Centro di produzione teatrale
Teatro Manzoni, Roma
dal 15 gennaio al 1° febbraio 2026
durata 80 minuti
