Tra qualche ora Marco Bellocchio agli European Film Awards 2022 riceverà il premio per la narrazione più innovativa grazie alla sua prima serie tv Esterno notte. Il suo stato d’animo non smentisce affatto una delle fasi più scoppiettanti della sua carriera artistica, infatti ha già annunciato ufficialmente che intende produrre una serie tv dedicata alla figura di Enzo Tortora.
L’intento è di raccontare l’enorme ingiustizia di cui è stato vittima il conduttore televisivo genovese, esattamente mentre viveva il momento più alto del suo successo con Portobello, con oltre venti milioni di spettatori a puntata. Un uomo messo in manette dall’oggi al domani che subì una condanna a dieci anni di reclusione, in seguito assolto e riabilitato, ma profondamente segnato dal terribile errore giudiziario.
Il lavoro è già stato avviato, ipotizzando sei puntate; manca ancora all’appello un produttore. Lo stesso Bellocchio ha persino ipotizzato un nome per la serie, dichiarando ufficialmente: «Potrebbe essere La colonna infame, ovvero il libro che Tortora voleva sulla sua bara».
Il regista emiliano non nasconde la sua soddisfazione per lo share di Esterno Notte, affermando: «Andavamo contro Grande Fratello, ma gli ascolti sono andati bene con una media di circa tre milioni a puntata e poi le pubblicità erano poche, molte meno delle tv private. Dalla Rai infine nessuna censura, solo qualche osservazione. Ma per me è stata comunque un’esperienza emotiva».
A seguire, non ha perso l’occasione per esternare la sua idea sul conflitto russo-ucraino che si sta combattendo, esprimendo un profondo rammarico: «Una tragedia immensa. Il mondo sta andando verso la catastrofe, ma prevale il principio della sopravvivenza, non si fa niente. Solo i giovani possono ora fare qualcosa».
Bellocchio ha infine svelato un piccolo segreto su come mantenere viva la creatività anche all’età di ottantatré anni, rivelando: «Il fatto è che va difesa la propria fantasia, si fanno anche compromessi, ma c’è sempre un confine, un limite. Bisogna difendere le proprie idee. É vero: ci sono grandi registi che si sono bloccati a un certo punto. A me non è ancora capitato perché mi piace questo lavoro».
