Donald Trump ha offerto a Dana White, amministratore delegato della Ultimate Fighting Championship (UFC), l’incarico di portavoce della Casa Bianca. Lo ha annunciato sabato lo stesso presidente degli Stati Uniti con un messaggio pubblicato sui social.
Trump ha descritto White come «un combattente violento e un guerriero», caratteristiche decisamente insolite per chi dovrebbe ricoprire il ruolo di portavoce presidenziale. Ha anche raccontato di avergli chiesto di portare con sé sei lottatori della UFC, che dovrebbero entrare a far parte dello staff della comunicazione della Casa Bianca.
«Abbiamo bisogno di queste persone per difenderci dalla sinistra folle», ha scritto Trump, concludendo il messaggio con un appello diretto a White: «Dana, accetta l’incarico!».
White, sostenitore di lunga data del presidente e attivo nella sua campagna elettorale del 2024, aveva organizzato lo scorso giugno uno spettacolo di combattimenti nella gabbia alla Casa Bianca, in occasione dell’ottantesimo compleanno di Trump.
In un primo momento non era chiaro se l’offerta fosse seria oppure una delle consuete trovate mediatiche del presidente, forse anche un tentativo di distogliere l’attenzione dalla pesante sconfitta dei repubblicani nelle elezioni di questa settimana.
Non mancavano, del resto, ragioni economiche per dubitare che White potesse accettare. Il suo patrimonio è stimato in oltre 600 milioni di dollari, mentre lo stipendio previsto per il portavoce della Casa Bianca è di 195mila dollari l’anno.
Sabato, dopo che la Cnn aveva riferito che White aveva rifiutato la proposta e che un collaboratore del presidente l’aveva definita uno scherzo, il capo della UFC ha pubblicato su Instagram un’immagine di sé nella sala delle conferenze stampa della Casa Bianca, accompagnata dalla frase: «Verso il prossimo capitolo».
Interpellato sull’offerta durante una conferenza stampa a Londra, al termine di un incontro di pugilato, White ha però lasciato aperta la questione. «Sto volando a Washington proprio adesso», ha dichiarato, spiegando di avere un appuntamento con Trump lunedì. «Sono sicuro che avrò altro da dire dopo quell’incontro».
Il messaggio pubblicato da Trump su Truth Social era corredato da sette immagini. Una sembrava generata con l’intelligenza artificiale e mostrava White dietro il sigillo presidenziale, nella sala stampa della Casa Bianca. Le altre ritraevano i sei lottatori che il presidente immagina di poter schierare per affrontare i giornalisti sgraditi: Islam Makhachev, Khabib Nurmagomedov, Justin Gaethje, Daniel Cormier, Amanda Nunes e Kayla Harrison. Nel caso di quest’ultima, Trump aveva persino sbagliato il cognome, scrivendo «Harris».
Il presidente ha riconosciuto che due dei combattenti, Makhachev e Nurmagomedov, non sono cittadini statunitensi. Entrambi provengono da una regione della Russia a maggioranza musulmana. Trump non ha però fatto cenno ai rapporti di Nurmagomedov con Vladimir Putin, né alle posizioni pubbliche di Makhachev in difesa dei civili palestinesi uccisi da Israele a Gaza. Nel 2023, dopo una vittoria, il campione aveva celebrato pronunciando «Alhamdulillah», espressione araba che significa «lode a Dio». La stessa formula è stata utilizzata questa settimana dal democratico Abdul El-Sayed nel suo discorso dopo la vittoria elettorale, suscitando critiche da parte dei media della destra americana.
Il rapporto tra Trump e White è consolidato da tempo. Durante la campagna presidenziale del 2024, il capo della UFC aveva ripetutamente esaltato il presidente, definendolo «l’essere umano più forte e resiliente» che avesse mai conosciuto. Aveva ripetuto quelle parole anche durante la convention nazionale repubblicana.
White era inoltre comparso in uno degli spot elettorali finanziati con denaro pubblico e trasmessi dalla Casa Bianca prima delle recenti elezioni di metà mandato. Il filmato si concludeva proprio con le immagini dell’evento UFC organizzato per il compleanno di Trump e con le lodi pronunciate da White nei suoi confronti.
L’incarico di portavoce della Casa Bianca è vacante da tre settimane. La precedente scelta di Trump, la commentatrice di estrema destra Katie Zacharia, era stata costretta a dimettersi dopo aver cercato, senza riuscirci, di sottrarsi alle domande sul fatto di essersi presentata come avvocata pur non avendo superato l’esame di abilitazione alla professione forense.
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