Pete Hegseth rischia sempre più concretamente di diventare il capro espiatorio della sconfitta repubblicana alle elezioni di midterm, nonostante il sostegno pubblico di Donald Trump al suo segretario alla Difesa, che ha definito anche un sostenitore convinto della guerra.
Il conflitto con l’Iran, indicato dagli stessi elettori e da Trump come una delle principali ragioni della sconfitta repubblicana, è stato «un’operazione condotta principalmente dal Dipartimento della Guerra, perché avete scelto di ricorrere all’azione militare per risolvere una questione di politica estera», ha dichiarato a Cnn un ex alto funzionario del Pentagono.
«Se il presidente fa sul serio quando dice che qualcuno deve assumersi la responsabilità di quanto accaduto, quel qualcuno è Pete Hegseth», ha aggiunto un esponente repubblicano vicino alla Casa Bianca, intervistato dall’emittente. «Pete è stato disonesto o ha fornito informazioni sbagliate – e nessuna delle due cose è accettabile – sui tempi, sugli obiettivi e sulle finalità dell’operazione fin dall’inizio».
Mercoledì anche il vicepresidente JD Vance ha messo pubblicamente in dubbio che la guerra contro l’Iran sia stata una scelta conveniente, sostenendo che è costata ai repubblicani il controllo del Congresso.
Il deputato repubblicano del Kentucky Thomas Massie ha già presentato otto capi d’accusa contro Hegseth in vista di una possibile procedura di impeachment e intende presto chiedere alla Camera un voto sulla sua destituzione.
Trump ha continuato a difendere il segretario alla Difesa. Mercoledì, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se stesse valutando la possibilità di sostituirlo, ha dichiarato: «No, penso che stia facendo un ottimo lavoro».
Anche Kingsley Wilson, portavoce del Pentagono, ha ribadito il sostegno dell’amministrazione a Hegseth. «L’intero dipartimento è unito nel sostenere la visione del segretario e continuerà a lavorare mettendo al primo posto i nostri militari e l’America», ha affermato mercoledì in una dichiarazione a Usa Today.
Lo stesso Trump aveva descritto Hegseth come uno dei principali sostenitori del conflitto, ricordando il suo ruolo nella decisione di attaccare l’Iran. Il 23 marzo aveva dichiarato: «Pete, credo che tu sia stato il primo a intervenire e a dire: “Facciamolo, perché non possiamo permettere che abbiano un’arma nucleare”».
Hegseth è una figura fortemente divisiva nella politica americana e si è attirato critiche e ostilità anche all’interno del suo stesso partito.
Il senatore repubblicano Thom Tillis aveva dichiarato martedì sera alla Cbs che per il segretario alla Difesa sarebbe arrivato il momento di rendere conto del proprio operato. Secondo Tillis, i suoi rapporti sempre più difficili con i parlamentari stanno ostacolando il tentativo dell’amministrazione Trump di ottenere dal Congresso l’approvazione di un piano da 1.500 miliardi di dollari per la spesa militare.
«Dopo le elezioni dovremo stabilire se sia davvero la persona più adatta a portare queste richieste davanti al Congresso, se vuole ottenere risultati prima della fine di questa legislatura, che ormai dista soltanto 60 giorni», aveva dichiarato Tillis mentre arrivavano i risultati del voto.
I democratici hanno già annunciato che avvieranno un’indagine sulla gestione del Pentagono da parte di Hegseth. Secondo quanto riferito dai loro collaboratori, l’inchiesta potrebbe riguardare diversi aspetti: dalla conduzione della guerra contro l’Iran alla rimozione di alti ufficiali militari, compreso il capo dello Stato maggiore congiunto.
Il segretario potrebbe inoltre essere chiamato a rispondere della sua politica sull’Ucraina e degli attacchi condotti dalle forze armate statunitensi contro imbarcazioni sospettate di essere coinvolte nel traffico di droga nelle acque dell’America Latina. Alcuni esponenti democratici ritengono che queste operazioni possano configurare crimini di guerra.
Adam Smith, deputato democratico che dal prossimo anno dovrebbe presiedere la commissione Forze armate della Camera, ha promesso un controllo parlamentare rigoroso su tutti questi fronti: dalla guerra contro l’Iran a quella che ha definito l’erosione del principio di neutralità politica delle forze armate.
