Hebron sotto assedio israeliano: quasi 5mila palestinesi sfollati, demolizioni e arresti nella città sottoposta a punizioni collettive

Quasi 5.000 persone sono state sfollate a causa dell’assedio militare israeliano alla città di Hebron, nel sud della Cisgiordania occupata, rivela Al Jazeera.

Hebron sotto assedio israeliano: quasi 5mila palestinesi sfollati, demolizioni e arresti nella città sottoposta a punizioni collettive
Militari israeliani in Cisgiordania
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30 Ottobre 2026 - 13.14


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Quasi 5.000 persone sono state sfollate a causa dell’assedio militare israeliano alla città di Hebron, nel sud della Cisgiordania occupata, rivela Al Jazeera.

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Mentre il blocco, che ha isolato la città chiudendo dieci accessi individuati, entra venerdì nella seconda settimana, il numero delle persone costrette ad abbandonare le proprie abitazioni è salito a 4.969. Tra gli sfollati figurano gruppi particolarmente vulnerabili: 441 anziani, 336 bambini di età inferiore ai due anni e 312 persone affette da malattie croniche. Ci sono inoltre più di 200 donne incinte o che allattano e 44 persone con disabilità.

Al Jazeera, che ha analizzato i dati municipali e le statistiche delle organizzazioni per i diritti umani, riferisce che attualmente sono sfollate 780 famiglie, pari a circa il 2 per cento dei 250.000 abitanti della città.

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«Migliaia di cittadini sono stati costretti ad abbandonare le proprie case e il mondo ha assistito ai bambini che piangevano nel cuore della notte», ha dichiarato ad Al Jazeera il sindaco di Hebron, Yousef al-Jabari. In una dichiarazione all’agenzia Anadolu, ha aggiunto che Hebron «sta affrontando un assedio massiccio e gravissimo, accompagnato da punizioni collettive».

Il 24 ottobre il sindaco aveva riferito ad Al Jazeera che gli sfollati erano circa 2.200: in appena due giorni il numero è quindi più che raddoppiato.

«Agiremo per distruggere questo luogo»

L’assedio militare è iniziato venerdì 23 ottobre, dopo che due palestinesi hanno ucciso due soldati israeliani a Hebron e ne hanno feriti altri tre. L’esercito ha poi ucciso i due palestinesi.

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Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato sui social di aver ordinato alle forze di sicurezza di chiudere immediatamente Hebron e di «prepararsi a un blocco totale in tutta la Giudea e la Samaria», la denominazione israeliana della Cisgiordania occupata.

«Agiremo per distruggere questo luogo, per cambiarlo completamente», ha proclamato.

L’esercito israeliano ha dichiarato che l’operazione mira a «contrastare il terrorismo» attraverso perquisizioni, arresti e sequestri di armi.

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Il ministro della Difesa Israel Katz ha affermato che ai palestinesi non sarà consentito tornare nelle proprie case finché non sarà smantellata l’«infrastruttura» di Hamas.

Tuttavia, il sito israeliano Ynet ha citato l’esercito, secondo cui le ricerche di armi hanno prodotto «risultati limitati» e il mantenimento degli abitanti lontano dalle proprie abitazioni per un periodo prolungato presenta «difficoltà giuridiche».

Il Comune ha precisato che l’area interessata dagli allontanamenti forzati si estende per 0,35 chilometri quadrati, una superficie equivalente a 49 campi da calcio, nella quale vivono oltre 500 famiglie, per un totale di almeno 2.500 persone.

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Le condizioni restano precarie. Tra le famiglie di cui è stata tracciata la posizione, 283 si trovano presso parenti e 266 in luoghi che il Comune considera non sicuri.

Secondo l’analisi di Al Jazeera, la maggior parte delle famiglie sfollate ha trovato rifugio presso parenti o famiglie ospitanti nei quartieri vicini, come Issa. Nessuno ha fatto ricorso ai centri di accoglienza ufficiali, mentre soltanto 23 famiglie sono riuscite a trovare un alloggio in affitto.

Una città accerchiata

L’analisi di Al Jazeera mostra che le forze israeliane hanno circondato la città chiudendo dieci accessi, situati a una distanza compresa tra 2,4 e 7,6 chilometri dal centro.

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I blocchi comprendono Halhul, Nabi Yunus e Ras al-Jora a nord; Beit Einun a nord-est; Bir al-Mahjar a nord-ovest. I versanti orientale e meridionale sono isolati dalle chiusure a Jabal Juhar, al-Fahs, Qalqas, al-Harayiq e Dura.

La zona sottoposta a operazioni militari e chiusa al traffico si trova circa due chilometri a ovest del centro cittadino e copre un’area documentata di almeno 0,29 chilometri quadrati, equivalente a circa 40 campi da calcio.

Nella zona di Farsh al-Hawa, all’ingresso occidentale della città, durante i primi due giorni dell’operazione, il 23 e 24 ottobre, le forze israeliane hanno demolito un edificio residenziale composto da tre appartamenti, preso di mira un’azienda di ceramiche e diversi negozi di ricambi per auto e spianato circa 7.000 metri quadrati di terreno.

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Nella notte di venerdì 23 ottobre, le famiglie dei quartieri di al-Jalda e Ein Deir Bahha sono state inoltre costrette ad abbandonare le proprie abitazioni, dopo che le forze israeliane hanno intimato loro di andarsene attraverso altoparlanti.

Nei primi due giorni dell’operazione, secondo Anadolu, i militari hanno trasformato diverse abitazioni in caserme e vi hanno issato bandiere israeliane.

Raid, arresti e interrogatori

Nei primi sei giorni dell’operazione, l’esercito israeliano ha arrestato circa 110 palestinesi in tutta la provincia, secondo la Società dei prigionieri palestinesi.

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Tra i detenuti figurano sette minori, persone con bisogni speciali e decine di ex prigionieri. Le forze israeliane hanno arrestato anche tre donne: due sono state rilasciate, mentre la terza è ancora sottoposta a interrogatorio nel centro di detenzione di al-Mascobiyeh.

Inoltre, i militari continuano a trattenere otto familiari dei due palestinesi che hanno ucciso i soldati israeliani, trasferiti in centri di interrogatorio.

Al di là degli arresti formali, centinaia di cittadini sono stati sottoposti a interrogatori sul posto durante i raid militari.

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La Società dei prigionieri palestinesi ha riferito che questi interrogatori, condotti nelle strade, ai posti di blocco e all’interno delle abitazioni, sono stati accompagnati da gravi percosse e maltrattamenti.

L’esercito ha perquisito oltre 500 siti nella città.

Le forze armate israeliane sostengono di aver scoperto, nei pressi dell’abitazione di uno degli aggressori, una cavità sotterranea profonda 15 metri contenente un dispositivo elettronico. Il proprietario dell’immobile ha però negato questa versione.

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L’uomo ha spiegato che si tratta di una fossa settica, destinata a un’area priva di infrastrutture, e ha precisato che la proprietà non appartiene a nessuno dei due palestinesi e si trova a oltre 100 metri dalle loro abitazioni.

Paralisi economica

La Camera di commercio e industria di Hebron stima che l’assedio provochi perdite commerciali quotidiane pari a 12 milioni di shekel, circa 3,8 milioni di dollari.

Secondo le stime di Adnan al-Natsheh, vicepresidente della Camera, la capacità produttiva delle fabbriche è crollata dal 40 al 60 per cento.

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La provincia ospita circa 3.500 impianti industriali, soprattutto nei settori della plastica e dei prodotti lattiero-caseari, oltre al 70 per cento delle oreficerie che riforniscono il mercato palestinese.

Il movimento dei camion commerciali è completamente interrotto. Le sole demolizioni nella zona di Farsh al-Hawa hanno provocato danni per oltre due milioni di shekel, circa 640.000 dollari.

Questa nuova escalation si aggiunge a un bilancio già pesante in tutta la Cisgiordania occupata.

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Nel solo mese di settembre, nella provincia di Hebron si sono verificati 272 attacchi, di cui 122 perpetrati da coloni israeliani, e 19 operazioni di demolizione che hanno raso al suolo 91 strutture. Hebron è stata così la provincia più colpita della Cisgiordania per numero di demolizioni.

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