Un attacco missilistico all’aeroporto internazionale King Khalid di Riad, capitale dell’Arabia Saudita, ha provocato 12 morti e oltre 300 feriti, alcuni dei quali in gravi condizioni. Lo hanno riferito domenica mattina le autorità dell’aviazione civile saudita. La coalizione a guida saudita ha attribuito l’attacco ai ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti dall’Iran.
Secondo un funzionario regionale, che ha parlato in anonimato, un missile ha colpito il complesso aeroportuale che ospita i terminal 3 e 4, utilizzati per i voli nazionali.
Tra le vittime figurano quattro cittadini sauditi, due bengalesi, un palestinese, un cittadino statunitense, un egiziano, un giordano, un siriano e un sudanese. I feriti sono stati trasferiti in diversi ospedali.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che sta valutando la possibilità di affiancare l’Arabia Saudita negli attacchi contro gli Houthi in Yemen. “Potremmo farlo. Ci penseremo”, ha detto, aggiungendo che la decisione sarà presa rapidamente. Il segretario di Stato Marco Rubio ha definito gli attacchi “riprovevoli” e ha chiesto che cessino immediatamente.
Un testimone in attesa di imbarcarsi ha raccontato all’Agence France-Presse di aver udito un’esplosione e di aver visto persone ferite. “Ero al gate 403, nel terminal nazionale. Ho visto il gate 401 colpito e persone ferite davanti ai miei occhi. Tutti correvano”, ha riferito. Un familiare di uno dei feriti ha spiegato che la persona è stata colpita alle spalle e alle braccia dalle schegge di vetro ed è stata trasportata in ospedale.
La coalizione a guida saudita ha inoltre riferito che un altro ordigno è caduto nei pressi dell’aeroporto internazionale King Fahd di Dammam, diventato un importante scalo alternativo a Riad dopo la recente intensificazione degli attacchi.
Gli Houthi non hanno rilasciato dichiarazioni immediate sull’attacco. Nella giornata di sabato avevano accusato l’Arabia Saudita di aver colpito l’aeroporto internazionale di Sana’a, capitale yemenita sotto il loro controllo.
Il ministero dell’Istruzione saudita ha annunciato che le scuole di Riad passeranno alla didattica a distanza per una settimana.
L’attacco di sabato si inserisce in una nuova escalation di lanci missilistici degli Houthi contro il regno saudita. L’aeroporto di Riad era già stato colpito due volte nel corso della settimana, con un bilancio di quattro morti, altri feriti e gravi danni a un aereo.
I ribelli hanno ripetutamente preso di mira aeroporti, infrastrutture petrolifere e petroliere saudite dopo il collasso, a luglio, della tregua nella lunga guerra contro il governo yemenita sostenuto da Riad.
La nuova offensiva si sviluppa mentre le forze alleate del governo yemenita riconosciuto dalle Nazioni Unite sostengono di aver riconquistato posizioni strategiche sullo stretto di Bab el-Mandeb, sottraendole agli Houthi. La situazione sul terreno resta tuttavia controversa.
Le Brigate dei Giganti del Sud, una delle principali forze filogovernative impegnate nei combattimenti nella provincia di Taiz, hanno partecipato all’offensiva. Un portavoce degli Houthi ha sostenuto che le forze governative provenienti da Aden siano state colpite da un massiccio attacco con missili balistici, artiglieria e armi pesanti, che avrebbe distrutto oltre 22 veicoli corazzati e provocato decine di morti e feriti, compresi alcuni comandanti. Il portavoce ha inoltre affermato che più di 30 ambulanze sono arrivate ad Aden per trasportare le vittime.
Di segno opposto la versione dell’ambasciatore saudita in Yemen, Mohammed al-Jaber, che ha celebrato la riconquista dello stretto: “Bab el-Mandeb è stato liberato dai resti della milizia terroristica Houthi”.
Anche le dichiarazioni sulla riconquista delle aree strategiche sono discordanti. Aidarous al-Zubaidi, presidente del Consiglio di transizione del Sud, ha affermato che l’isola di Perim, nota anche come Mayyun, e la zona costiera circostante sono tornate sotto il controllo delle forze filogovernative. Un portavoce militare del governo riconosciuto dall’Onu ha ridimensionato l’annuncio, sostenendo che finora sia stata riconquistata soltanto metà dell’area.
L’isola di Perim, estesa per circa 13 chilometri quadrati, occupa una posizione strategica nello stretto di Bab el-Mandeb, attraverso il quale transitano le navi dal Mar Rosso verso il golfo di Aden e l’Oceano Indiano. Si stima che sull’isola siano presenti fino a 500 combattenti Houthi.
L’Arabia Saudita punta a riconquistare il controllo dello stretto per dimostrare che la controffensiva terrestre, avviata all’inizio della settimana dalle forze yemenite alleate, sta ottenendo risultati. Le precedenti dichiarazioni su conquiste militari decisive si sono però rivelate premature.
Nel frattempo, l’inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen, Hans Grundberg, ha dichiarato al Consiglio di sicurezza a New York che il Paese è precipitato nuovamente in una guerra su vasta scala. Grundberg ha avvertito che le prime vittime saranno donne e bambini, in una nazione già tra le più povere del mondo.
Gli Houthi avevano conquistato il controllo dello stretto due settimane fa, annunciando che avrebbero impedito il passaggio alle navi commerciali legate all’Arabia Saudita. I ribelli combattono per eliminare l’influenza saudita sullo Yemen e hanno intensificato gli attacchi missilistici contro Riad per sostenere questo obiettivo.
La riconquista dello stretto e dell’isola di Perim rappresenterebbe un risultato strategico importante anche per i governi occidentali, interessati a garantire la sicurezza di una delle principali rotte marittime internazionali.
