Netanyahu all’Onu nega il massacro di Gaza, le violenze dei coloni e accusa Mamdani di antisemitismo

Quando Benjamin Netanyahu ha iniziato a parlare all’Assemblea generale dell’Onu, una parte consistente dell’aula si è alzata e ha lasciato la sala.

Netanyahu all’Onu nega il massacro di Gaza, le violenze dei coloni e accusa Mamdani di antisemitismo
Benjamin Netanyahu
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24 Settembre 2026 - 23.44


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Quando Benjamin Netanyahu ha iniziato a parlare all’Assemblea generale dell’Onu, una parte consistente dell’aula si è alzata e ha lasciato la sala. Decine di delegazioni hanno abbandonato i loro posti in segno di protesta contro il premier israeliano e contro la politica del suo governo. Netanyahu ha risposto definendo quei diplomatici “codardi morali”.

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È stato questo lo sfondo del discorso con cui il premier israeliano ha difeso la guerra a Gaza, respinto le accuse di genocidio e rivendicato le operazioni militari contro Hamas, Hezbollah e l’Iran. Nel mirino sono finiti anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il sindaco di New York Zohran Mamdani e tutti coloro che accusano Israele di violare il diritto internazionale.

“Questo non è genocidio”

Netanyahu ha dedicato una parte importante del suo intervento alle accuse sulla guerra di Gaza.

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“Abbiamo adottato innumerevoli misure per proteggere la popolazione civile”, ha detto. “È questo un genocidio? Certo che no. È l’opposto del genocidio”.

Ha accusato i suoi critici di “distorsione dei fatti” e di “invertire vittima e aggressore”. La posizione del governo israeliano, ha ribadito, è che la guerra sia diretta contro Hamas e non contro la popolazione palestinese e che l’esercito faccia il possibile per limitare le vittime civili.

Netanyahu non ha lasciato spazio a concessioni. Le accuse di genocidio, al centro delle contestazioni internazionali contro Israele, sono state liquidate come una falsificazione della realtà.

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I coloni e quei “150 giovani delinquenti”

Anche sulla violenza dei coloni in Cisgiordania Netanyahu ha scelto di ridimensionare il problema.

Ha parlato di circa 150 giovani responsabili di lanci di pietre, distruzione di ulivi e incendi. “Non sopporto tutto questo. Non tollererò il vigilantismo”, ha detto, assicurando che lo Shin Bet intervenga contro i responsabili.

Organizzazioni israeliane e internazionali per i diritti umani contestano però questa ricostruzione. B’Tselem e Human Rights Watch hanno documentato un fenomeno più ampio, che secondo queste organizzazioni non può essere ridotto all’azione di pochi individui. B’Tselem sostiene che almeno 35 palestinesi siano stati uccisi dalle milizie dei coloni dal 7 ottobre 2023.

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Netanyahu ha anche messo a confronto la violenza dei coloni con gli attacchi contro gli israeliani, ridimensionando il numero delle vittime palestinesi provocate dai primi.

Il pager sul podio dell’Onu

Poi è arrivato uno dei momenti più sorprendenti del discorso. Netanyahu ha tirato fuori un cercapersone e lo ha mostrato ai delegati: “Ve li ricordate?”.

Il riferimento era alle esplosioni dei cercapersone avvenute in Libano nel settembre 2024, nell’operazione attribuita a Israele contro Hezbollah. Nove persone morirono e circa 3.000 rimasero ferite.

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“Certamente Hezbollah se li ricorda”, ha aggiunto Netanyahu. Dalla sala sono arrivati applausi.

Il pager è diventato così, davanti all’Assemblea generale, il simbolo della capacità israeliana di colpire Hezbollah anche molto lontano dal campo di battaglia.

“Abbiamo schiacciato l’Iran”

Il premier ha poi rivendicato l’azione militare contro l’Iran condotta insieme agli Stati Uniti.

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“Abbiamo schiacciato l’esercito, la marina, l’aviazione e le strutture nucleari iraniane”, ha affermato, ringraziando Donald Trump per quella che ha definito una leadership coraggiosa.

Netanyahu ha sostenuto che Israele abbia impedito a Teheran di sviluppare armi nucleari e ha ribadito che l’Iran rappresenta una minaccia diretta per Israele e per il resto del mondo.

Teheran nega di avere sviluppato un’arma nucleare. Anche l’Agenzia internazionale per l’energia atomica non ha dichiarato di avere trovato prove dell’esistenza di una bomba iraniana.

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Erdogan nel mirino

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è stato uno dei principali bersagli del discorso.

Netanyahu ha accusato la Turchia di essere diventata un “super-diffusore di menzogne antisemite” e ha definito Erdogan un “tiranno”.

Ha poi attaccato le posizioni turche sulla Siria e su Gerusalemme. “Dice che sarà il governatore di Gerusalemme. No, signore, non lo sarai”, ha detto.

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Il confronto con Ankara si aggiunge così agli altri fronti della politica regionale israeliana, dal rapporto con l’Iran alla guerra di Gaza.

Il Golan e la risposta ad al-Sharaa

Netanyahu ha rivolto un messaggio anche al presidente siriano Ahmed al-Sharaa, respingendo la richiesta di ritiro israeliano dalle alture del Golan.

Il popolo ebraico, ha detto, vive nel Golan “dai giorni di Mosè”. E alle accuse di colonialismo provenienti anche da Francia e Regno Unito ha risposto sostenendo che furono proprio questi Paesi a “inventare il termine”.

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Il Golan è sotto controllo israeliano dal 1967 ed è stato annesso unilateralmente da Israele nel 1981. L’annessione non è riconosciuta dalla comunità internazionale.

Trump, il grande alleato

Nel discorso c’è stato anche molto spazio per Donald Trump.

“Non abbiamo mai avuto un partner più grande”, ha detto Netanyahu, ringraziando il presidente americano per il sostegno a Israele e per l’intervento statunitense contro l’Iran.

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Il rapporto con Washington è stato presentato come un elemento decisivo della strategia israeliana nella regione. Netanyahu ha sostenuto che senza l’azione congiunta di Israele e Stati Uniti l’Iran avrebbe potuto portare avanti i propri programmi militari e nucleari.

L’attacco a Mamdani

Netanyahu ha attaccato anche Zohran Mamdani, sindaco di New York.

Lo ha accusato di antisemitismo e ha sostenuto che, dopo la sua elezione, molti ebrei non si sentano più sicuri nella città.

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“Vergognati”, gli ha detto, accusandolo di “distorsione dei fatti” e di “invertire vittima e aggressore”.

Mamdani ha assunto posizioni fortemente critiche nei confronti della politica del governo israeliano e della guerra a Gaza. Netanyahu ha così portato dentro il discorso all’Onu anche lo scontro politico americano sul conflitto mediorientale.

La sala vuota

Ma la fotografia più forte resta quella dell’inizio: i diplomatici che si alzano e se ne vanno mentre Netanyahu prende la parola.

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Il premier li ha definiti “codardi morali” e ha continuato il suo intervento davanti a un’Assemblea in parte svuotata.

Ha difeso la guerra a Gaza, respinto l’accusa di genocidio, ridimensionato la violenza dei coloni, rivendicato l’attacco all’Iran e colpito Erdogan, al-Sharaa e Mamdani.

Nessuna apertura, nessuna autocritica, nessun tentativo di attenuare lo scontro. Netanyahu ha scelto di presentare ancora una volta Israele come un Paese circondato dai nemici e costretto a combattere su più fronti.

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Fuori dall’aula la protesta. Dentro, il premier israeliano ha risposto con la stessa linea politica che porta avanti dall’inizio della guerra: difendere l’azione del suo governo e respingere come false le accuse che gli vengono rivolte.

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