Petrolio e prepotenze di Trump: una società legata a 'Donald' vuole perforare la Groenlandia senza autorizzazione

Greenland Energy ha già portato attrezzature a Jameson Land, nonostante il via libera delle autorità locali non sia ancora arrivato. Il progetto da 60 milioni di dollari si intreccia con le pressioni di Trump per il controllo dell’isola artica

Petrolio e prepotenze di Trump: una società legata a 'Donald' vuole perforare la Groenlandia senza autorizzazione
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8 Agosto 2026 - 11.32


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Una società petrolifera americana legata agli ambienti di Donald Trump si prepara a perforare due pozzi nella remota regione di Jameson Land, nella Groenlandia orientale. Il problema è che l’autorizzazione delle autorità locali non è ancora arrivata.

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Eppure le operazioni logistiche sono già cominciate. Nei giorni scorsi un rimorchiatore ha trasportato una chiatta fino alla costa e sono stati scaricati una dozzina di container contenenti attrezzature destinate alle attività di esplorazione petrolifera.

Il governo groenlandese ha reagito con un “forte avvertimento”, precisando che nessuna autorizzazione era stata concessa per lo sbarco del materiale. “Tutte le future questioni logistiche devono essere comunicate e approvate dall’autorità per le risorse minerarie prima di essere effettuate”, ha fatto sapere in una dichiarazione.

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La vicenda assume un peso particolare perché arriva mentre Trump continua a minacciare di voler ottenere il controllo della Groenlandia. E appena due giorni dopo l’avvertimento delle autorità locali, il presidente americano ha pubblicato su Truth Social un nuovo messaggio sulla Groenlandia, accompagnato da un’immagine nella quale appare incombere su un villaggio dell’isola.

Un progetto da 60 milioni di dollari

La società al centro della vicenda è Greenland Energy, azienda texana costituita nel 2025. I suoi dirigenti sostengono che sotto Jameson Land potrebbe trovarsi petrolio per un valore complessivo fino a mille miliardi di dollari.

Per verificare la presenza delle riserve, l’azienda ha annunciato un investimento di 60 milioni di dollari per la perforazione di due pozzi esplorativi. Dopo i colloqui più recenti con le autorità groenlandesi, tuttavia, la società ha comunicato che inizialmente verrà perforato un solo pozzo.

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Il progetto si appoggia sui diritti di esplorazione precedentemente ottenuti dalla società britannica 80 Mile. La Groenlandia ha infatti deciso nel 2021 di non concedere nuove licenze per l’esplorazione petrolifera, citando ragioni ambientali.

Secondo i documenti societari di Greenland Energy, la società texana dovrebbe acquisire una partecipazione di maggioranza nel progetto in cambio del finanziamento delle attività di esplorazione. Per passare alla fase operativa, però, resta necessario il via libera del governo groenlandese.

Ed è proprio questo il punto sul quale si è aperto lo scontro.

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Le attrezzature sono già arrivate

A giugno, durante un incontro con la popolazione locale di Jameson Land, un rappresentante di Greenland Energy aveva affermato che la società disponeva dell’autorizzazione per far arrivare le attrezzature di perforazione.

L’affermazione si è rivelata errata.

Il presidente della società, Larry Swets, ha successivamente ammesso che l’entusiasmo per il progetto aveva portato l’azienda a comunicare “in un modo che ha creato confusione”.

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Ma nel frattempo le attrezzature hanno raggiunto Jameson Land.

Gli abitanti della regione hanno visto una chiatta trainata da un rimorchiatore avvicinarsi alla costa e scaricare i container. Secondo il governo groenlandese, il materiale è stato portato a Nunap Qeqqa proprio in vista delle operazioni di perforazione.

Anche l’agenzia investigativa danese Danwatch ha riferito che il responsabile della compagnia di navigazione ha confermato che la consegna era destinata a Greenland Energy.

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La società non ha risposto alle domande sulla vicenda. In una comunicazione agli azionisti ha però sostenuto che i recenti incontri con le autorità groenlandesi sono stati “costruttivi” e che vi sarebbero progressi verso l’ottenimento delle autorizzazioni ancora necessarie.

Il governo, intanto, ha precisato che la richiesta di autorizzazione è ancora in fase di esame e che non sarebbe “proporzionato” imporre alla società di rimuovere immediatamente le attrezzature già sbarcate.

Il petrolio nel mezzo della partita sulla Groenlandia

Il progetto non è soltanto una questione ambientale o economica. La Groenlandia si trova al centro delle ambizioni strategiche di Trump, che da mesi sostiene l’importanza per gli Stati Uniti di controllare l’isola artica.

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Greenland Energy presenta il proprio progetto petrolifero come un’iniziativa commerciale indipendente. Swets ha dichiarato che l’operazione “non è collegata all’annessione americana”.

Ma i legami della società con ambienti vicini al presidente americano alimentano inevitabilmente interrogativi.

Greenland Energy ha ingaggiato Phil McGraw, noto come Dr Phil, ex conduttore televisivo e membro della commissione di Trump per la libertà religiosa, per realizzare una serie documentaria sulla spedizione, descritta come la missione di “moderni cercatori d’oro”.

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Nel consiglio della società è inoltre entrato un veterano della Marina statunitense impegnato nel programma Golden Dome, il sistema di difesa antimissilistica che Trump considera strategicamente legato al controllo della Groenlandia.

Anche Jeff Landry, governatore della Louisiana e inviato di Trump per la Groenlandia, ha sostenuto che l’isola potrebbe iniziare a produrre petrolio già dal prossimo anno.

Il calendario annunciato dalla società è altrettanto ambizioso: una nave con 300 container di attrezzature dovrebbe partire dal Canada il 12 settembre, mentre l’inizio delle perforazioni è previsto per ottobre.

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A decidere, però, saranno le autorità groenlandesi.

E la scelta non è semplice. I pozzi previsti sembrano trovarsi all’interno di un’area di conservazione tutelata dalla Convenzione di Ramsar sulle zone umide. Autorizzare le perforazioni significherebbe quindi consentire un progetto petrolifero in una zona ambientalmente sensibile.

Negarlo, d’altra parte, potrebbe essere utilizzato da Trump come ulteriore argomento nella sua campagna per sostenere che gli Stati Uniti debbano assumere un ruolo più diretto nel futuro della Groenlandia.

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Per ora, le autorità locali hanno scelto di non rimuovere le attrezzature già arrivate.

La partita, però, è appena cominciata.

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