Hegseth al Senato dice che la guerra contro l'Iran è costata 37,5 miliardi ma il Pentagono ne chiede altri 88

Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha dichiarato martedì al Senato che la guerra combattuta da Stati Uniti e Israele contro l'Iran è costata finora 37,5 miliardi di dollari.

Hegseth al Senato dice che la guerra contro l'Iran è costata 37,5 miliardi ma il Pentagono ne chiede altri 88
Pete Hegseth
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22 Luglio 2026 - 10.42


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Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha dichiarato martedì al Senato che la guerra combattuta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran è costata finora 37,5 miliardi di dollari. La cifra è stata resa nota durante un’audizione davanti alla Commissione Stanziamenti del Senato, in un clima di forte tensione, con numerosi parlamentari che hanno criticato l’aumento dei costi del conflitto e le perdite subite dalle forze armate americane.

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Nel corso dell’audizione, più volte interrotta dalle proteste del pubblico, Hegseth ha aggiornato al rialzo la stima delle spese sostenute e ha difeso la richiesta dell’amministrazione Trump di uno stanziamento supplementare di circa 88 miliardi di dollari, definendolo «urgente e necessario». Accanto al presidente del Joint Chiefs of Staff, il generale Dan Caine, il capo del Pentagono ha spiegato che 67,1 miliardi della richiesta servirebbero specificamente a finanziare le operazioni militari contro l’Iran.

«Senza questi fondi rischiamo gravi carenze», ha affermato Hegseth, sostenendo che il Dipartimento della Difesa potrebbe non essere più in grado di pagare regolarmente i militari, ricostituire rapidamente le scorte di armamenti e munizioni e garantire la continuità delle operazioni.

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Si è trattato della prima lunga audizione pubblica del segretario alla Difesa dopo il fallimento del cessate il fuoco e la ripresa delle ostilità. La scorsa settimana due soldati statunitensi sono stati uccisi in un attacco iraniano, mentre un terzo militare è morto in Iraq durante un’operazione contro un drone iraniano. Dall’inizio del conflitto, a febbraio, il bilancio per gli Stati Uniti è salito a 17 militari uccisi e quasi 100 feriti, anche se la maggior parte delle lesioni è stata giudicata lieve.

La vicepresidente democratica della Commissione, Patty Murray, ha contestato duramente Hegseth, chiedendo quali risultati concreti abbia prodotto la guerra. Secondo la senatrice, l’amministrazione avrebbe modificato ripetutamente le motivazioni del conflitto: dapprima la prevenzione di una minaccia che, a suo dire, «non esisteva», poi il cambio di regime in Iran, quindi la distruzione del programma nucleare e della marina iraniana, fino ad arrivare alla riapertura dello Stretto di Hormuz.

«Siamo qui cinque mesi dopo», ha dichiarato Murray. «Lo Stretto è chiuso, il cessate il fuoco è fallito e la guerra sta nuovamente sfuggendo al controllo».

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Hegseth ha respinto le accuse, sostenendo che i nuovi finanziamenti rappresentano il costo della deterrenza e non il segno di un fallimento strategico. «Il modo migliore per garantire la pace è essere preparati alla guerra», ha affermato, spiegando che il Pentagono sta costruendo «una forza così potente da rendere assurdo qualsiasi tentativo di sfidarla».

Il segretario ha precisato che 21 miliardi di dollari sarebbero destinati al mantenimento della prontezza operativa, compreso il pagamento del personale militare, la sostituzione dei mezzi impiegati nelle recenti operazioni e il ripristino delle scorte di carburante. Altri 46 miliardi servirebbero invece ad aumentare la produzione di motori a propellente solido, bombe guidate JDAM, armamenti ipersonici e sistemi di contrasto ai droni.

Anche alcuni esponenti repubblicani hanno espresso perplessità. La presidente della Commissione, Susan Collins, e la senatrice Lisa Murkowski hanno sostenuto iniziative parlamentari per limitare i poteri del presidente nella gestione del conflitto. Collins ha chiesto quali conseguenze avrebbe il mancato finanziamento sulle attività delle forze armate, ricevendo da Hegseth la risposta che esercitazioni e addestramento «dovrebbero essere ridotti».

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Il senatore repubblicano John Kennedy ha invece chiesto se l’Iran intendesse imporre pedaggi alle navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz, attraverso il quale, prima della guerra, transitava circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas. Il generale Caine ha risposto di non poter formulare previsioni su uno scenario ipotetico, suscitando l’irritazione del parlamentare, che ha replicato: «Abbiamo bisogno di risposte chiare».

Nel frattempo entrambe le Camere del Congresso hanno approvato una risoluzione che invita il presidente a ottenere una specifica autorizzazione parlamentare per proseguire le operazioni militari contro l’Iran. Interrogato sul motivo per cui l’amministrazione non abbia ancora richiesto tale autorizzazione, Hegseth ha sostenuto che il Dipartimento della Difesa ritiene sufficienti i poteri conferiti al presidente dall’Articolo II della Costituzione, senza rispondere direttamente alla domanda se il nuovo finanziamento possa sostituire un’esplicita autorizzazione del Congresso.

Anche alla Camera dei Rappresentanti sono state mosse critiche al Pentagono. La deputata democratica Betty McCollum ha accusato il Dipartimento della Difesa di non aver rispettato i termini previsti per presentare un rendiconto dettagliato dei costi della guerra e di non aver fornito dati aggiornati sulle scorte residue di munizioni di precisione, dopo l’impiego di migliaia di ordigni durante le operazioni contro l’Iran.

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