«Per ogni lacrima di una madre israeliana, mille madri libanesi devono piangere. Tutto il Libano deve bruciare». Con queste parole il ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, ha reagito alla notizia della morte di quattro soldati israeliani uccisi negli scontri con Hezbollah nel Libano meridionale.
In un messaggio pubblicato su X, il leader dell’estrema destra israeliana ha aggiunto: «Con tutto il rispetto per gli americani, Israele deve chiarire all’intero mondo che il sangue dei nostri figli e la sicurezza dei nostri cittadini non sono alla mercé di nessuno. Tutto il Libano deve bruciare. Il nostro dovere supremo è proteggere i cittadini di Israele e i soldati delle Idf, e questo impegno prevale su ogni altra considerazione».
Le dichiarazioni sono arrivate mentre il conflitto lungo il confine israelo-libanese conosce una nuova escalation. Secondo le Forze di difesa israeliane, quattro militari sono stati uccisi durante combattimenti nell’area di Ali al-Taher, nei pressi di Nabatieh, nel sud del Libano. Hezbollah ha rivendicato l’attacco, sostenendo di aver colpito unità israeliane impegnate nelle operazioni militari nella zona.
Nelle ore successive l’aviazione israeliana ha lanciato una serie di bombardamenti contro obiettivi indicati come appartenenti a Hezbollah nel Libano meridionale. Il ministero della Salute di Beirut ha riferito che almeno 18 persone sono rimaste uccise e altre 33 ferite nei raid.
Gli scontri avvengono in un contesto di forte tensione internazionale. Israele continua a mantenere proprie forze nel Libano meridionale e una zona di sicurezza all’interno del territorio libanese, una presenza contestata dal governo di Beirut, che ne chiede il ritiro completo. Anche l’Iran ha sostenuto che il ritiro israeliano costituisce una condizione essenziale per la stabilizzazione dell’area.
L’escalation sul terreno ha avuto ripercussioni anche sul piano diplomatico. I colloqui tecnici previsti in Svizzera tra Stati Uniti e Iran per l’attuazione del recente memorandum d’intesa regionale sono stati rinviati mentre proseguono i combattimenti tra Israele e Hezbollah e cresce l’incertezza sulla tenuta del cessate il fuoco.
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