Il presidente Donald Trump ha alzato il livello dello scontro con Cuba, ipotizzando apertamente un possibile intervento militare degli Stati Uniti contro l’isola, poche ore dopo che la sua amministrazione aveva presentato nuove e clamorose accuse penali contro l’ex leader cubano Raúl Castro.
Parlando nello Studio Ovale, Trump ha lasciato intendere di poter essere il presidente che metterà finalmente in atto un’azione diretta contro L’Avana, dopo decenni di minacce e pressioni da parte di Washington rimaste senza esito.
«Altri presidenti hanno preso in considerazione questa opzione per 50 o 60 anni», ha dichiarato Trump. «Sembra che sarò io quello che lo farà».
Le dichiarazioni arrivano in un momento di forte tensione, mentre il segretario di Stato Marco Rubio, storico critico del regime cubano e figlio di immigrati cubani, ha avvertito che la Casa Bianca non intende più “giocare” con il governo dell’isola.
Rubio ha accusato Cuba di rappresentare una minaccia alla sicurezza nazionale per i suoi legami con Paesi considerati ostili agli Stati Uniti, come Cina e Russia, affermando che l’amministrazione ha perso la pazienza dopo mesi di negoziati informali senza risultati.
«Cuba si è abituata a prendere tempo e a logorarci», ha detto Rubio prima di partire per incontri internazionali. «Questa volta non ci riusciranno. Facciamo sul serio».
Pur sostenendo che Trump preferirebbe ancora una soluzione negoziata, Rubio ha ammesso che le prospettive diplomatiche sono deboli, data la natura del governo cubano.
Interrogato sulla possibilità di un uso della forza per rovesciare il regime dell’Avana, il segretario di Stato ha ricordato che il presidente «ha sempre la possibilità di fare ciò che ritiene necessario per proteggere l’interesse nazionale».
Secondo quanto riportato, le tensioni sono esplose anche dopo la diffusione di nuove accuse federali contro Raúl Castro, 94 anni, ritenuto responsabile — secondo l’atto d’accusa — dell’abbattimento nel 1996 di due aerei civili gestiti da esuli cubani anticastristi provenienti da Miami. L’indagine lo accusa di omicidio e distruzione di un aeromobile, uno degli episodi più gravi nella storia dei rapporti tra Stati Uniti e Cuba.
Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha definito le accuse una “manovra politica” volta a giustificare una possibile aggressione americana contro l’isola.
Ulteriore elemento di tensione è il rafforzamento della presenza militare statunitense nei Caraibi, con l’arrivo del gruppo d’attacco della portaerei USS Nimitz, ufficialmente nell’ambito di esercitazioni regionali. La mossa è stata interpretata da osservatori e autorità cubane come un segnale di escalation.
Negli ultimi mesi, l’amministrazione Trump ha intensificato la pressione su Cuba con nuove sanzioni e restrizioni economiche, colpendo anche gruppi economici legati all’apparato militare dell’isola e provocando una crisi energetica e alimentare sempre più grave.
Pechino ha reagito criticando duramente quella che definisce “ingerenza” negli affari interni cubani e ribadendo il proprio sostegno alla sovranità dell’isola.
